ANNUNCIATI NOMI E DORSALI DEI 184 CORRIDORI AL VIA DELL’EDIZIONE 104° DEL GIRO D’ITALIA

ANNUNCIATI NOMI E DORSALI DEI 184 CORRIDORI AL VIA DEL 104^ GIRO D’ITALIA


DOWNLOAD

Elenco Partenti Ordine di partenza Torino
Torino Tissot ITT , Regolamento
TV RoadbookMappe 104^ Giro d’Italia

Torino, 7 maggio 2021
Tutto pronto per il via del 104^ Giro d’Italia, che partirà domani da Torino, con la cronometro individuale Torino – Torino Tissot ITT, di 8.6 km.
Annunciati i partenti che si daranno battaglia lungo le 21 tappe che attraverseranno la penisola fino al traguardo di Milano di domenica 30 maggio.

Il primo corridore a partire nella crono di domani sarà Filippo Tagliani (Androni Giocattoli – Sidermec) alle ore 14:00. L’ultimo, Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), partirà alle 17:03. L’ordine di partenza è disponibile a questo link.

CONFERENZA POST TAPPA
Al seguente link – valido per tutte le tappe – sarà possibile seguire la conferenza stampa del vincitore e della Maglia Rosa: https://rcspressconference2021.morescreens.eu
Si prega di notare che la conferenza stampa non ha un orario preciso ma tendenzialmente avverrà circa mezz’ora dopo la fine della tappa.

LA SFIDA PER LA GENERALE
Tra gli uomini di classifica che cercheranno di incidere il loro nome sul Trofeo Senza Fine, Egan Bernal (Ineos Grenadiers) parte con il dorsale numero 1. Il Team BikeExchange si presenta con una squadra interamente a supporto del suo capitano Simon Yates, che ha già dato prova della sua forma andando a vincere il Tour of the Alps.
La Trek-Segafredo schiera due punte con il due volte vincitore della Corsa Rosa Vincenzo Nibali, al rientro dopo l’infortunio al polso, e Bauke Mollema, il trionfatore de Il Lombardia ’19 che quest’anno ha già vinto in Italia il Trofeo Laigueglia. Due capitani anche per il Team DSM con Jai Hindley, secondo sul podio di Milano del Giro 103, e Romain Bardet, due volte sul podio del Tour de France. Due saranno le punte anche per la Deceuninck – Quick-Step con Remco Evenepoel, al rientro dopo l’incidente a Il Lombardia 2020 e João Almeida, 15 giorni in Maglia Rosa e quarto nella Generale del Giro 2020. Anche la Bahrain Victorious si presenta al via di Torino con due capitani, Mikel Landa (tre successi di tappa al Giro e un podio finale) e Pello Bilbao, 5^ l’anno scorso e visto in ottima forma al Tour of the Alps.
Saranno della partita per la Generale anche il giovane Aleksandr Vlasov (Astana – Premier Tech), Emanuel Buchmann (Bora – Hansgrohe), 4^ al Tour del 2019 e Hugh Carthy (EF Education – Nippo), 3^ a La Vuelta a España 2020, Daniel Martin (Israel Start-Up Nation), che ha all’attivo due Classiche Monumento come Il Lombardia (’14) e Liège – Bastogne – Liège  (’13), George Bennett (Team Jumbo-Visma) e Domenico Pozzovivo (Team Qhubeka Assos).


VELOCISTI
Importante anche il parterre delle ruote veloci che si sfideranno per i successi di tappa e per la conquista della Maglia Ciclamino.
Ci saranno il tre volte Campione del Mondo Peter Sagan (Bora – Hansgrohe), il Campione Italiano ed Europeo in carica Giacomo Nizzolo (Team Qhubeka Assos), Caleb Ewan (Lotto Soudal), già tre successi di tappa al Giro al suo attivo, Elia Viviani (Cofidis) vincitore della Classifica a Punti alla Corsa Rosa 2018, Dylan Groenewegen (Jumbo-Visma), plurivincitore di tappe al Tour che rientrerà alle corse dopo il Tour de Pologne dell’anno scorso e Tim Merlier (Alpecin-Fenix), l’anno scorso primo sul traguardo della Brussels Cycling Classic e in una volata della Tirreno-Adriatico.

CACCIATORI DI TAPPE
Saranno tanti i corridori che proveranno a conquistare una frazione della Corsa Rosa: tra questi Giulio Ciccone, due tappe e una Maglia Azzurra, che oltre a supportare il capitano della Trek-Segafredo, potrebbe tentare di aggiudicarsi una tappa. Ci saranno anche  Ruben Guerreiro (EF Education – Nippo) una tappa e Maglia Azzurra nel 2020. Ci proveranno anche Gianni Moscon (Ineos Grenadiers), fresco trionfatore di due frazioni al Tour of the Alps, Matej Mohoric (Bahrain Victorious), che una frazione l’ha già conquistata nel 2018, Giovanni Visconti (Bardiani CSF Faizane’), che ha già due successi di tappa e una Maglia Azzurra nel suo palmares. Al via anche Fausto Masnada (Deceuninck – Quick-Step), una frazione nel 2019, il campione spagnolo Luis Leon Sanchez (Astana – Premier Tech) e il duo della UAE Team Emirates Davide Formolo e Diego Ulissi, 8 successi di tappa in carriera al Giro per quest’ultimo. Per le prove contro il tempo ci saranno Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), trionfatore delle ultime tre cronometro della Corsa Rosa, Victor Campenaerts (Team Qhubeka Assos), due volte campione europeo di specialità, Rémi Cavagna (Deceuninck – Quick-Step), campione nazionale francese a cronometro e Jos Van Emden (Jumbo Visma), vincitore della crono finale del Giro 2017.


TORINO ABBRACCIA LE STELLE DEL 104° EDIZIONE DEL GIRO D’ITALIA

TORINO ABBRACCIA LE STELLE DEL GIRO D’ITALIA
L’edizione 104 della Corsa Rosa è stata lanciata nella prestigiosa location del Cortile d’Onore del Castello del Valentino di Torino, con uno show i cui temi principali sono stati la celebrazione dell’Italia e del Made in Italy, nel 160° anno dell’Unità d’Italia, e la celebrazione di Dante, espressione egli stesso dell’Italianità nel mondo, nel 700° anniversario della sua morte. Presentate le squadre e i corridori che a partire da sabato si sfideranno sulle strade del Giro d’Italia.


DOWNLOAD Foto Gallery Team PresentationIl , Regolamento e TV RoadbookMappe 104^ Giro d’Italia


Torino, 6 maggio 2021 – Le squadre che saranno al via del 104^ Giro d’Italia sono state presentate ufficialmente stasera a Torino, all’interno del Castello del Valentino, patrimonio dell’Unesco. La Corsa Rosa partirà sabato con la cronometro individuale Torino – Torino Tissot ITT, di 8.6 km.
 Il tema dello show è stato “A Riveder le Stelle”, ultimo verso dell’immortale Opera de La Divina Commedia di Dante. Le “Stelle” come i corridori che animeranno le 21 tappe ma anche un messaggio di augurio e speranza, per tornare ad abbracciarci sotto un unico cielo.

La presentazione ha celebrato il mondo dello sport e i 160 anni dell’Unità d’Italia con i versi di Dante (ricorre il 700° anniversario della sua morte) e le musiche dei grandi compositori italiani, eseguite dall’Ensemble Symphony Orchestra (54 elementi), diretta dal maestro Giacomo Loprieno che ha aperto la cerimonia con la musica del maestro Ennio Morricone.

Le squadre sono salite sul palco alternandosi con tre quadri tratti dall’Inferno di Dante: la Selva Oscura (primo canto), i Lussuriosi (quinto) e Lucifero (34°), illustrati da acrobati, vele alte quattro metri e un gigantesco carillon di sette metri per rappresentare Lucifero.

Tra gli altri brani celebri c’è stata l’esecuzione del tango di Astor Piazzolla, per celebrare il centenario della nascita del suo compositore, ma anche “A Time for Us”, il tema d’amore di Romeo e Giulietta che Nino Rota ha composto per il film di Franco Zeffirelli. 




UN CASCO SPECIALE PER CELEBRARE IL MADE IN ITALY




Un’edizione speciale del casco UTOPIA, disegnato da Aldo Drudi, sarà consegnata ad ogni vincitore di tappa del Giro d’Italia 104. 
L’iniziativa, promossa da ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), ha come obiettivo quello di raccontare il Made in Italy nel mondo attraverso un evento di grande rilevanza come il Giro d’Italia.
Infatti, il casco è stato realizzato da un’azienda italiana, KASK, e disegnato da un artista italiano come Aldo Drudi, noto per aver lavorato con Valentino Rossi, Maverick Viñales, Luna Rossa e Prada.
Il casco non solo celebrerà il Made in Italy a livello globale, ma sarà anche veicolo di un importante messaggio legato alla sicurezza, promuovendo e incoraggiando l’utilizzo del casco in bici.


DOVE SEGUIRE IL GIRO IN TV SUL SITO ESUI SOCIAL DEL GIRO D’ITALIA

DOVE SEGUIRE IL GIRO IN TV, SUL SITO E SUI SOCIAL DEL GIRO D’ITALIA
Per la prima volta nella storia, il segnale televisivo internazionale delle 21 tappe del Giro d’Italia verrà prodotto dall’host broadcaster RAI in diretta integrale, dalla prima all’ultima pedalata, affinché gli appassionati possano seguire “La corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo” senza perderne nemmeno un minuto. Le relative immagini verranno distribuite in tutto il pianeta, grazie alla diffusione da parte di 20 diversi network televisivi. Live scritto della corsa ogni giorno sul sito www.giroditalia.it in 4 lingue, sui social del Giro e da quest’anno contenuti anche su TikTok. 



DOWNLOAD

Palinsesti TV 104^ Giro d’Italia

IN ITALIA
Come di consueto, RAI racconterà in chiaro al pubblico nazionale ogni giorno di gara senza soluzione di continuità tra le varie trasmissioni.

La giornata televisiva in rosa inizierà con un’ora di “Villaggio di Partenza” su Rai Sport +HD, programma che comprenderà la presentazione dei corridori e le interviste del pre-gara, per cedere il testimone sempre sullo stesso canale ad “Anteprima Giro”, al momento della partenza della tappa e fino alle 14:00.
Per la parte clou della programmazione il palinsesto della Corsa Rosa si trasferisce su Rai 2, con “Giro in Diretta” fino alle 16:15 e “Giro all’Arrivo” immediatamente a seguire, per il racconto delle fasi culminanti di ciascuna frazione fino al traguardo previsto per le 17:15. Subito a ruota, le tradizionali analisi del dopo gara del Processo alla Tappa, generalmente della durata di 45 minuti, senza necessità di cambiare canale.

Completano il quadro tecnico-sportivo su Rai Sport +HD TGiro, a partire dalle 20:00, con interviste, cronaca e commenti, e Giro Notte, alle 00:15, in cui gli appassionati più irriducibili verranno presi per mano nella ricostruzione momento per momento delle fasi salienti della tappa. 

NEL MONDO
In Italia la Corsa Rosa potrà essere seguita anche su Eurosport, Eurosport Player e GCN+, per un racconto anch’esso integrale e multipiattaforma che coprirà l’intera Europa, il sudest asiatico e il subcontinente indiano.

Per completare il quadro del Vecchio Continente, da non dimenticare la copertura in chiaro dell’evento da parte di RSI nel Canton Ticino, di EITB nei Paesi Baschi, di S4C in Galles e di Virgin in Irlanda.

In Messico e America Centrale il primo Grande Giro di questa stagione sarà trasmesso in esclusiva sugli schermi di TUDN, mentre il network ESPN coprirà tutto il Sudamerica e i Caraibi, anch’esso in esclusiva con l’eccezione della Colombia in cui la diretta verrà assicurata anche da Caracol, in chiaro.

I tifosi cinesi potranno godersi lo spettacolo della Corsa Rosa solo sulla piattaforma di streaming Zhibo.tv e altrettanto accadrà con SKY Sports in Nuova Zelanda, mentre GCN+ rimarrà la piattaforma di riferimento per gli appassionati del resto del mondo.

In coesistenza con la OTT del Gruppo Discovery, trasmetteranno live le 21 tappe del Giro anche SBS in Australia, J Sports in Giappone e Supersport in tutta l’Africa Subsahariana.

SUL SITO E SUI SOCIAL




Sul portale internet della Corsa Rosa (www.giroditalia.it) e sui profili social (Youtube, Dailymotion, Facebook, Twitter, Instagram) sarà possibile seguire ogni istante delle 21 tappe e molto altro. 
Sul sito il live scritto della corsa sarà prodotto un 4 lingue. Dalle prime ore del mattino gli utenti potranno trovare tutte le ultime info sulla tappa del giorno, scorrendo la pagina sarà possibile trovare la planimetria, i video, il media center e il rimando ai profili social della Corsa.
Su sito e profili social troveranno quotidianamente spazio highlights di gara, percorsi animati di ogni tappa, interviste con i corridori e tutta una serie di contenuti collaterali girati ogni giorno nelle aree di partenza e di arrivo.
Oltre alla narrazione sportiva, il sito racconterà anche i territori e gli elementi turistici toccati dalla Corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo. 
Inoltre, da quest’anno il Giro d’Italia è anche su Tik Tok con l’obiettivo di raggiungere una nuova community grazie a video divertenti e tanto altro.

GIRO D’ITALIA RIDE GREEN BANCA MEDIOLANUM

Giro d’Italia Ride Green Banca Mediolanum

Banca Mediolanum Title sponsor della sesta edizione del grande progetto di sostenibilità della Corsa Rosa, affiancato da BiciScuola, Giro-E e dall’iniziativa Regala un Albero.



Milano, 5 maggio 2021 – Il Giro d’Italia è l’unico evento ciclistico a tappe di rilevanza mondiale ad avere tra le sue priorità un’attenzione verso la sostenibilità ambientale. Al punto da rinnovare, per il sesto anno consecutivo, il progetto di sostenibilità RIDE GREEN, basato sull’attività di raccolta differenziata attraverso un sistema di tracciabilità e monitoraggio dei rifiuti, che promuove la salvaguardia delle aree attraversate dalla Corsa Rosa.

Nel 2020, nonostante le difficoltà causate dall’emergenza Covid 19, il Giro d’Italia ha recuperato oltre 45 mila kg di rifiuti: l’89% dei quali differenziati e avviati al riciclo. Un risultato significativo e in linea con il trend positivo fatto registrare nelle precedenti edizioni, per un presidio efficace volto a collocare la Corsa Rosa nel panorama internazionale come evento eco sostenibile a tutti gli effetti.

Un grande impulso nonché un fattivo contributo viene dai Comuni di partenza o arrivo delle singole tappe del Giro d’Italia. Gli stessi Comitati di tappa fanno da tramite tra le società e i consorzi locali per arruolare volontari su tutto il territorio nazionale nelle eco-isole, per la promozione dell’iniziativa nei giorni della manifestazione sportiva e per la corretta gestione dei flussi. 

La raccolta differenziata, il riciclo dei materiali, l’upcycle, la misurazione delle performance e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica rappresentano gli obiettivi primari del progetto RIDE GREEN.  

Ma RIDE GREEN non è unicamente raccolta differenziata. Il grande progetto del Giro d’Italia dedicato all’ambiente infatti si arricchisce, di anno in anno, di nuovi elementi. 
Le ultime due edizioni hanno visto il coinvolgimento di BiciScuola, il programma educativo ideato 20 anni fa per avvicinare i più piccoli al mondo della bicicletta e al Giro d’Italia, trasmettendo i valori positivi collegati alla pratica sportiva e al fairplay. Un’iniziativa che affronta tematiche sempre attuali, tra cui la mobilità sostenibile e la tutela ambientale. 

Quest’anno sarà la volta del Giro-E, la e-bike experience a tappe con biciclette a pedalata assistita che dal 2018 porta ciclisti amatori sulle strade e nei giorni della Corsa Rosa per vivere un’esperienza da professionisti. L’evento, fiera itinerante delle ultime tecnologie applicate alle biciclette elettriche, è ambasciatore di una nuova cultura della mobilità che mette al primo posto la sostenibilità. L’affinità con RIDE GREEN è totale.

Altro tassello importante che valorizza questo percorso intrapreso dal Giro d’Italia è l’iniziativa REGALA UN ALBERO, novità del 2021, con Banca Mediolanum, Title sponsor di RIDE GREEN 2021, già sponsor della Maglia Azzurra del Giro d’Italia, azienda consapevole da sempre della stringente urgenza dell’adozione di un nuovo modello economico, sociale e comportamentale che abbia al centro del proprio agire il benessere e la prosperità di tutti.

L’iniziativa ha come obiettivo quello di compensare le emissioni di CO2 prodotte dalla Corsa Rosa. Ciò avverrà tramite la piantumazione di 1200 nuovi alberi in un’area di oltre 300 ettari situata nel cuore della Sila, uno dei grandi polmoni d’Europa, diventato nel 2014 la decima Biosfera Italiana MaB (Man and the Biosphere) nella Rete Mondiale dei siti di eccellenza dell’UNESCO e che custodisce al suo interno un importante patrimonio di biodiversità, meritevole di protezione.

Banca Mediolanum regalerà un albero per ogni corridore partecipante alla Corsa, per un totale di 176 alberi, oltre a 21 alberi per ogni Maglia Azzurra di giornata e mille alberi per il Vincitore del Giro d’Italia.

Tra gli altri Partner del progetto RIDE GREEN, seppure appartenenti a comparti differenti, ma allineati alla sua filosofia, c’è CONOU, il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, eccellenza riconosciuta a livello internazionale e campione di economia circolare; tra i principali operatori della Green Economy in Italia che dagli anni 80, dedica la sua attività alla raccolta differenziata di rifiuti pericolosi. 

Poi c’è SCARPA, brand italiano di calzature outdoor, da sempre attento a temi come la salvaguardia dell’ambiente, che a livello produttivo adotta materiali ecologici ed ecosostenibili. L’azienda veneta ha recentemente lanciato il “Manifesto Green” e annovera, tra i prodotti di punta, le Mojito Bio, certificate biodegradabili 100%.

Anche Biraghi, la più importante industria di trasformazione casearia del Piemonte, una realtà moderna e innovativa, che investe costantemente nella ricerca di nuove tecniche di produzione e nello sviluppo delle risorse umane, puntando su qualità e autenticità al 100% italiani. Da anni, infatti, l’azienda sostiene la filiera produttiva locale di Cuneo, potenziando le produzioni sostenibili. 

E infine Cofidis, specialista del credito al consumo, che ha nel suo DNA uno sport come il ciclismo. Dotato di un team sportivo, dallo scorso anno in World Tour, con il quale parteciperà al prossimo Giro d’Italia. Sensibile al tema green, Cofidis Group ha lanciato nel 2020 un suo progetto denominato #LikeMyPlanet con l’obiettivo di ridurre l’impronta di carbonio del 30% entro il 2023. Consapevole che anche il mondo dello sport possa contribuire in modo rilevante alle politiche ambientali, è stato deciso di integrare tale progetto al RIDE GREEN e di scegliere come ambasciatore il Capitano della squadra Elia Viviani. 

L’ultima novità del 2021 fa riferimento i suoi media partner: accanto a La Gazzetta dello Sport, si inserisce il Corriere della Sera con il suo supplemento PIANETA 2021, interamente dedicato all’ambiente.



I PARTNER DEL 2021: BANCA MEDIOLANUM (Title Sponsor) // CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati) // SCARPA // BIRAGHI // COFIDIS.

LA STORIA CONTINUA NOI IL NONNO LE NOCCIOLE E LE LANGHE

Abrigo, la storia continua: “Noi, il nonno, le nocciole e le Langhe”

La considerazione potrebbe non fare una grinza, perché la degustazione dei vini dell’azienda agricola Abrigo Giovanni di Diano d’Alba è stata organizzata per presentare le ultime annate di tre rossi che rappresentano il fiore all’occhiello di una famiglia che dal 1968 produce vini e nocciole delle Langhe: Dolcetto di Diano d’Alba superiore Garabei Docg 2019, Barbera d’Alba superiore Doc Rocche dei Frisu 2018 e Barolo Docg Ravera 2017. Pressoché un’anteprima dei vini che sono stati messi in vendita proprio da qualche giorno e, quindi, quasi dei “neonati” ma con una personalità straordinaria che esploderà fra qualche anno. Tutti e tre sono vini che hanno dimostrato di avere indubbie capacità di invecchiamento e che dalle potenzialità che ho avvertito – e mi sembra che dello stesso parere sono stati anche gli altri compagni della degustazione -, cominceranno ad esprimersi ancora meglio fra 3-4 anni per raggiungere la perfezione alla soglia del decennio di permanenza in bottiglia, ecco perché conviene acquistare oggi.

Dolcetto di Diano d’Alba superiore Garabei Docg 2019

Barbera d’Alba Marmimela Doc 2018

Barolo Docg Ravera 2017

Per gli Abrigo è il vino rappresenta l’interpretazione classica di barbera coltivata e vinificata prestando attenzione a preservare tutti i caratteri distintivi di questo importante varietale piemontese. Loro ci riescono molto bene, avendo cura di assemblare uve di due vigneti di paesi diversi, Grinzane Cavour e Diano d’Alba, con terreno molto differente, tanto da aver scelto di lavorare separatamente le uve nel processo di vinificazione. I due vini vengono mescolati prima dell’affinamento, che avviene in vasca di cemento per un periodo di 9 mesi circa, a cui segue la sosta in bottiglie coricate per 4 mesi prima. Dopo questi passaggi, nel calice arriva un vino di colore rosso rubino con riflessi violacei allo stadio giovanile, che con il passare degli anni diventano rosso granato. Elegante profumo di petali che si fonde con i sentori di ciliegie selvatiche ed erbe fresche di campo. Al sorso è molto fruttato, una bella acidità e corpo medio nei primi anni, per diventare poi più robusto con il passare degli anni. Si abbina alla perfezione con salumi, secondi a base di carne di maiale e formaggi freschi o stagionati.

FOCACCIA ISTANTANEA IN PADELLA

FOCACCIA Istantanea in Padella Ripiena e pronta in 20 minuti
  • Difficoltà Molto facile
  • Costo Economico
  • Tempo di preparazione 15 Minuti
  • Tempo di cottura 20 Minuti
  • Porzioni 4 persone
  • Metodo di cottura Fornello

Ingredienti per la Focaccia Istantanea

  • 300 g farina 0
  • 170 ml acqua
  • 1 cucchiaino olio extravergine d’oliva
  • 5 g sale
  • 1 bustina lievito per torte salate
  • 80 g provola
  • 80 g prosciutto cotto
  • q.b. olio extravergine d’oliva (per ungere la padella)

Strumenti

  • padella da 24 cm
  • ciotola
  • cucchiaio

Come fare la Focaccia istantanea

  1. 1. Prendiamo la farina e setacciamola insieme al lievito istantaneo per torte salate, mettiamola in una ciotola capiente.
  2. 2. Uniamo l’ acqua poca alla volta e cominciamo a mescolare gradatamente. Uniamo anche il sale e l’ olio.
  3. 3. Una volta che l’ impasto sarà diventato compatto trasferiamolo sulla spianatoia e impastiamo tutto molto bene per qualche minuto fino ad ottenere un composto elastico.
  4. 4. Dividiamo in due l’ impasto e stendiamo entrambe le parti. Ungiamo di olio una padella da 24 cm e mettiamo all’ interno la prima sfoglia di pasta, sistemiamo sopra prosciutto e provola e copriamo con la seconda sfoglia.
  5. 5. Sigilliamo i bordi eliminando l’ eventuale pasta in eccesso. Copriamo la padella con il coperchio e mettiamola sul fornello medio lasciando cuocere per 15 minuti a fiamma bassa.
  6. 6. Passati i 15 minuti svoltiamo la focaccia con l’ aiuto del coperchio come si fa per le frittate e lasciamo cuocere per altri 10 – 15 minuti sempre con coperchio. Una volta pronta serviamola e gustiamola.

ASPARAGI IN CUCINA

Asparagi in cucina

Tutto su questo ortaggio primaverile: le varietà italiane, tante ricette, come pulirli, benefici e curiosità

LA STAGIONE DEGLI ASPARAGI

La piena stagione degli asparagi è compresa tra aprile e fine maggio, con il massimo della produzione nel mese di maggio. Tuttavia, gli asparagi nostrani (Puglia, Campania, Basilicata, Sardegna) iniziano a essere presenti sin da marzo. La produzione in alcune zone del Nord Italia (Veneto, Emilia Romagna, Piemonte) si protrae anche fino agli inizi di giugno.

COME RACCOGLIERLI

Se l’asparago è abbastanza lungo, occorre staccarlo nella parte non legnosa, a circa 20 cm dalla punta. Se è giovane alcuni lo recidono (a mano o con delle forbici) alla base, al livello del terreno, altri lo raccolgono estirpandolo dal terreno, asportandone anche la parte bianca sottoterra per 5-15 cm, avendo cura però di non danneggiare la pianta madre.

ASPARAGI: LE VARIETÀ

Le varietà coltivate sono parecchie, si dice siano addirittura 200 e si distinguono soprattutto per aspetto, sapore e tipologia di coltivazione.asparago selvaticoasparago violetto di Albengaasparago biancoasparago rosa di Mezzagoasparago selvaticoasparago violetto di Albenga

  • Tra i bianchi, che sono i più delicati e carnosi, i più noti sono quelli di Bassano (Dop dal 2007), quelli di Cantello (Va) che sono De.Co. e Igp dal 2016 e quelli di Zambana, che hanno il marchio De.Co. Il colore deriva da una tecnica di coltivazione molto particolare: il turione dell’asparago bianco, infatti, cresce e si sviluppa sotto terra, rimanendo pertanto bianco (non possiede clorofilla) e assumendo il tipico sapore dolciastro.
     
  • Tra i viola, il più noto è il violetto di Albenga. Il suo colore non dipende – come per il bianco – dalla tecnica di coltivazione, ma è legato al suo patrimonio genetico: possiede infatti 40 cromosomi anziché 20 come tutti gli altri asparagi. Questa varietà unica al mondo cresce solo nei terreni della Piana di Albenga, grazie al profondo strato sabbioso e limoso e al particolare microclima.
     
  • L’asparago rosa di Mezzago (Mb) è molto simile al bianco. Il colore deriva dal terreno in cui cresce, argilloso, e con una particolare presenza di minerali ferrosi. Dopo aver rischiato di scomparire, a partire dal 2000 l’Amministrazione Comunale ha avviato un progetto di recupero e valorizzazione, culminato con l’ottenimento del marchio De.Co.
     
  • Tra le specie spontanee vanno segnalati l’asparago di campo, detto anche selvatico e quello di bosco. I germogli dell’asparago di campo sono abbastanza comuni e si raccolgono da aprile a maggio. Sono sottili, di colore verde scuro con punte violacee, dal sapore intenso, quasi amarognolo. L’asparago di bosco cresce nella macchia ed è compreso nell’insieme di germogli chiamati nel Veneto con il nome di bruscandoli.

ASPARAGI: CONSIGLI D’ACQUISTO

Al momento dell’acquisto bisogna osservare prima di tutto le punte, che devono essere ben sode e compatte, non devono essere troppo aperte (segno che non sono freschi o sono stati raccolti in stadio avanzato di crescita), non devono essere ammaccate e non devono mostrare principi di marciume. I gambi dei turioni devono essere ben sodi (senza segni di appassimento) e poco legnosi e, se è possibile, bisogna anche verificare la base del taglio. Se questa è scura ed è anche molto bagnata significa che sono stati tagliati da diversi giorni e poi sono stati messi a bagno in acqua dal verduriere (così pesano anche di più!).

asparago-acquisto.jpgGli asparagi in negozio

COME CONSERVARLI

Dopo l’acquisto, si possono conservare per uno o al massimo due giorni fuori frigo (in luogo fresco) con la base del gambo immersa in acqua fredda che va rinnovata quotidianamente.
In alternativa si possono conservare in frigorifero per non oltre 4-5 giorni (meno se non sono freschissimi) in una busta di carta (quella del pane) o avvolti in un panno umido che va rinnovato almeno una volta.

COME PULIRE GLI ASPARAGI E COME CUOCERLI

Al momento di cuocerli, bisogna tagliare qualche centimetro della parte legnosa del gambo tenendo il mazzetto legato e utilizzando un coltello robusto. Si deve quindi pulire ogni gambo raschiando la base con un coltellino affilato o pelandola con un pelapatate. Dopo averli lavati accuratamente (le punte contengono sempre un po’ di sabbia) è consigliabile legarli a mazzetti, così sarà più facile sistemarli in pentola senza rovinare le punte, scolarli a cottura ultimata e sistemarli sui vassoi.

Per la loro cottura è ideale una pentola alta e stretta (meglio se con una sorta di colapasta inserito) nella quale gli asparagi vengono sistemati con le punte in su fuori dall’acqua già in ebollizione; essendo più tenere dei gambi sarà sufficiente il vapore per cuocerle. Perfetta è anche la cottura a vapore o in pentole per la cottura senz’acqua. Se la cottura avviene in acqua è meglio che sia salata in quanto ravviva anche il colore verde.

A cottura ultimata (da 7 a 14 minuti, secondo le dimensioni), per mantenere il colore vivo e fermare la cottura è consigliabile raffreddarli in acqua e ghiaccio. Ciò non è necessario se si mantengono più al dente; tuttavia a fine cottura non bisogna lasciarli nella pentola (ovviamente senz’acqua) coperta perché diventerebbero scuri.
asparago-cottura.jpgLa pentola per cuocere al meglio gli asparagi

COME CUCINARE GLI ASPARAGI

Gli asparagi sono una delle verdure che nobilitano a tavola la primavera. Che sia una torta o un buonissimo risotto, o appunto un uovo cremoso che si sposa alla perfezione con la pregnanza di questa verdura, basta poco per far festa. Ma questa verdura – nelle sue sfaccettature: verdi, bianchi, viola o selvatici – regala molte possibilità di utilizzo.


I BENEFICI DEGLI ASPARAGI

Nella medicina popolare l’asparago era impiegato come drenante dei reni, del fegato e dei bronchi, inoltre avendo poche calorie non ha controindicazioni in caso di sovrappeso. Ha proprietà drenanti, depura, stimola la diuresi, è un’ottima fonte di sali minerali e di vitamine (A,B,C,E,K) ed è ricco di acido folico.

Tuttavia, nonostante i suoi pregi, va ricordato che l’asparago apporta molti acidi urici, per questo non si deve eccedere nel consumo, soprattutto per chi soffre di infiammazioni renali. Infatti nell’organismo, dopo il consumo alimentare, si forma un metilcaptano, sostanza che viene eliminata attraverso le urine, conferendo loro un caratteristico odore penetrante e sgradevole.

LA RIFORMA DELLO SPORT E’ LEGGE

La Riforma dello sport è legge

… ma entrerà in vigore solo parzialmente

Il 18 e 19 marzo 2021 sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, rispettivamente nel numero 67 e nel numero 68, i decreti legislativi attuativi della legge di riforma dello sport (Legge Delega 8 Agosto 2019 n. 86):

  1. Decreto Legislativo 28 febbraio 2021 n. 36 avente ad oggetto: Attuazione dell’articolo 5, recante riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici nonché di lavoro sportivo;
  2. Decreto Legislativo 28 febbraio 2021 n. 37 avente ad oggetto: Attuazione dell’articolo 6, recante misure in materia di rapporti di rappresentanza degli atleti e delle società sportive e di accesso e esercizio della professione di agente sportivo;
  3. Decreto Legislativo 28 febbraio 2021 n. 38 avente ad oggetto: Attuazione dell’articolo 7, recantemisure in materia di riordino e riforma delle norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi e della normativa in materia di ammodernamento o costruzione di impianti sportivi;
  4. Decreto Legislativo 28 febbraio 2021 n. 39 avente ad oggetto: Attuazione dell’articolo 8, recante semplificazione di adempimenti relativi agli organismi sportivi;
  5. Decreto Legislativo 28 febbraio 2021 n. 40 avente ad oggetto: Attuazione dell’articolo 9, recante misure in materia di sicurezza nelle discipline sportive invernali.

In questo contributo viene operata una prima panoramica della riforma, e in particolare, dei D. Lgs n. 36 e 39, che rappresentano la sezione della riforma di maggiore impatto e di maggiore interesse per i sodalizi sportivi.

Faranno seguito, nei prossimi giorni e settimane, articoli di approfondimento, numeri monotematici, risposte a quesiti e FAQ predisposti dai Consulenti Fiscosport, finalizzati a guidare gli operatori sportivi nella non semplice applicazione delle nuove disposizioni; e accanto ai chiarimenti interpretativi non mancheremo, ove opportuno o necessario, di evidenziare eventuali carenze e/o incongruenze con l’obiettivo di stimolare il legislatore a intervenire con provvedimenti integrativi o correttivi.

Si rinvia per gli approfondimenti, che rimangono validi in relazione alle disposizioni che non hanno subito variazioni, agli articoli Riforma del lavoro sportivo: cosa cambia per i sodalizi sportiviLa Riforma dello Sport va in porto e Nuovo Testo Unico di riforma dello sport – Commento alla prima bozza, in cui sono state analizzate le bozze e gli schemi di decreti legislativi.

La tempistica

[AttenzioneA pubblicazione del presente articolo già avvenuta, è stato approvato il d.l. “Sostegni” che rinvia al 2022 l’applicazione di tutta la riforma dello sport. Poiché ciò non cambia la sostanza delle norme, abbiamo deciso di lasciare il testo originale del contributo, con l’avvertenza che dove si parla dell’entrata in vigore al 2 o al 3 aprile 2021 si deve intendere invece 1 gennaio 2022 – Sul rinvio si veda Il mondo dello sport tira un sospiro di sollievo: prorogata al 1 gennaio 2022 la riforma dello sport]

I decreti entrano in vigore il 15° giorno successivo alla pubblicazione degli stessi in G.U., quindi i decreti 36 e 37 entreranno in vigore il 02/04/2021, mentre il 38, 39 e 40 il 03/04/2021, fatte salve alcune eccezioni espressamente previste.

Tra queste, di particolare interesse appare quella relativa alle disposizioni in materia di lavoro sportivo, che, per espressa previsione dell’art. 51 del D. Lgs 36, entreranno in vigore il 01/07/2022.

Ne deriva che la parte più “delicata” della riforma fa salva non solo l’attuale stagione sportiva ma anche, nella maggioranza dei casi, la stagione 2021/2022, per la quale continueranno a valere – fatte salve le considerazioni che seguiranno – le attuali “regole del gioco”.

Ancora: le disposizioni relative a un altro tema molto “caldo”, quello dell’abolizione del vincolo sportivo, disciplinato dall’art. 31 del medesimo decreto, saranno pienamente operative entro lo stesso termine del 01/07/2022. Considerata la delicatezza della materia, non ci stupirebbe se il periodo di “maturazione” del provvedimento sarà sfruttato fino all’ultimo giorno utile.

Ricordiamo, peraltro, che con il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 26/02/2021 è stata già annunciata la predisposizione di un successivo provvedimento che disporrà “il differimento dell’applicazione degli ulteriori decreti, relativi ad agenti sportivi, norme di sicurezza per gli impianti sportivi, semplificazione burocratica, contrasto alla violenza di genere e sicurezza degli sport invernali”.

Differimento che, secondo le prime anticipazioni di stampa, dovrebbe essere di un anno, dando in tal modo la possibilità al nuovo sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega allo Sport, Valentina Vezzali, al dipartimento dello sport e al parlamento di recepire le istanze espresse da federazioni, enti di promozione e società sportive e aiutare le stesse a fare fronte ai nuovi impegni, economici e organizzativi, previsti dalla riforma.

Appare dunque evidente la presa d’atto da parte del Governo delle criticità della riforma, criticità espresse pressoché da tutti i soggetti coinvolti nelle audizioni presso le commissioni parlamentari competenti (e che i tempi strettissimi imposti dalla crisi di governo non hanno consentito di recepire),  e la necessità di contemperare l’esigenza di maggiori approfondimenti con la volontà di non far naufragare definitivamente la riforma, ipotesi che avrebbe richiesto di “ricominciare tutto daccapo”, con il rischio di vanificare il lavoro svolto e di perdere i risultati positivi comunque presenti nella riforma.

Ciò che, al momento, è certo, è tuttavia la pubblicazione dei decreti e l’entrata in vigore “tecnica” degli stessi, non rappresentando, in tutta evidenza, il comunicato stampa, che una mera espressione della volontà dell’esecutivo di rimettere mano alla materia.

Si ricorda, in proposito, che è la stessa legge delega che contempla (art. 1, co. 3, l. 86/2019), dopo l’entrata in vigore dei Decreti Legislativi, un ulteriore periodo di 24 mesi per adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti medesimi.

Infine, il Decreto 36 prevede – con una tecnica legislativa molto simile alla riforma del Terzo Settore –l’emanazione di decreti attuativi, regolamenti o provvedimenti delle varie autorità competenti, che dovranno disciplinare particolari fattispecie operative: ne abbiamo contati 22 per il Decreto 36 e 2 per il Decreto 39: la completa attuazione del decreto sarà dunque lunga e laboriosa.

Le disposizioni che entreranno subito in vigore

In definitiva, quali saranno le norme del D. L.gs n. 36 che entreranno in vigore?

Sostanzialmente, fatti salvi eventuali provvedimenti di rinvio, gli articoli da 1 a 24 e da 38 a 50, la cui immediata applicazione, peraltro, pone qualche problema di coordinamento tra le norme “a decorrenza differita” e quelle che, invece, risultano abrogate in forza del successivo articolo 52.

Il D. Lgs n. 39 non prevede invece, al suo interno, disposizioni “ad efficacia differita”, talché in assenza di provvedimenti di rinvio, tutte le disposizioni ivi previste entreranno in vigore il 03/04 p.v.

Andiamo dunque ad elencare le disposizioni immediatamente in vigore, dando priorità a quelle che ci sembrano foriere di maggiori criticità, per poi analizzare le altre.

La nuova disciplina degli enti sportivi dilettantistici e professionistici

La materia è trattata dal Titolo II – artt. Da 6 a 14 – del Decreto n. 36.

In questa prima analisi, ci occuperemo della disciplina delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche (Capo I – Artt. Da 6 a 11), rinviando l’analisi dei Team professionistici a successivo approfondimento.

La disciplina delle a.s.d. e s.s.d. viene sostanzialmente mutuata dall’attuale disciplina dell’art. 90, l. 289/2002 (che, tuttavia, non viene integralmente abrogato, rimanendone in vigore alcuni commi), rispetto alla quale sono tuttavia previste alcune, importanti, variazioni:

  1. In relazione alla forma giuridica, viene previsto che le società sportive dilettantistiche possano assumere qualsiasi forma societaria tra quelle previste al libro V, titolo V, del codice civile:
    quindi non solo società sportive di capitali (come attualmente disciplinato) ma (in teoria) anche società di persone (SNC, SaS o, addirittura, Società Semplice). L’ipotesi appare più teorica che pratica, atteso che risulta difficoltoso coniugare la disciplina di tali società con l’assenza del fine di lucro richiesto alle sportive dilettantistiche.
  2. E le cooperative sportive? Va a tal fine evidenziata, rispetto alla situazione attuale, una prima (grave) criticità: il richiamo al titolo V del libro V del c.c. esclude, dai soggetti che possono acquisire la qualifica di società sportiva dilettantistica, le società cooperative, che sono disciplinate dal libro VI del medesimo titolo.

    Una svista (grave) o una esclusione voluta?

    La domanda è lecita, considerato che in sede di consultazioni avanti le commissioni parlamentari tutti i soggetti auditi hanno sollevato questa criticità. Ci auguriamo che si tratti di un refuso che non è stato possibile correggere a seguito dei tempi stretti di approvazione dei decreti, e sul quale ci auguriamo che l’esecutivo intervenga in tempi rapidissimi, anche perché, premesso che se così non fosse non se ne capirebbe la ratio, ma, soprattutto, si aprirebbe il problema della sorte delle numerose cooperative sportive oggi esistenti: in assenza di (auspicabili) interventi correttivi, dal 02/04 p.v. questi enti non potrebbero più mantenere la qualifica sportiva dilettantistica.

    Se così fosse: che fine faranno? Dovranno trasformarsi con l’obbligo di devolvere il proprio patrimonio ai fondi mutualistici per la cooperazione? Entro quali termini? Non potranno “trasmigrare nel nuovo Registro delle Attività Sportive? Saranno escluse dai campionati e perderanno i titoli sportivi? Perderanno la gestione degli impianti sportivi qualora questa il bando per la gestione stessa fosse stato riservato a società e associazioni sportive?

    È uno scenario al quale non possiamo credere, e che rende necessario, con urgenza, un intervento correttivo.
  3. I predetti enti, “ricorrendone i presupposti, possono assumere la qualifica di enti del terzo settore, ai sensi dell’art. 5, comma 1, lettera t), del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, e di impresa sociale, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera u), del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112In tal caso, le disposizioni del presente decreto trovano applicazione solo in quanto compatibili”.

    Si tratta di un passaggio importante: viene esplicitamente prevista la compatibilità del “mondo” sportivo dilettantistico con il codice del Terzo Settore, ivi compresa la natura di impresa sociale, il che comporta una serie di conseguenze a livello di rimborsabilità delle quote sociali e potenziali (limitata) distribuibilità degli utili sulle quali ci soffermeremo nel prosieguo.

    I sodalizi sportivi che intendessero iscriversi anche nel Registro Unico del Terzo Settore dovranno rispettare i requisiti e predisporre gli adempimenti previsti da entrambe le normative. Non solo: viene espressamente previsto che, in caso di potenziale contrasto tra le due discipline, occorrerà fare riferimento prioritariamente a quella del Terzo Settore.

    Quanto al trattamento tributario, il sodalizio sportivo che intendesse assumere anche la qualifica di ETS dovrà applicare il regime fiscale del Terzo Settore in forza dell’esplicita previsione dell’art. 79 del C.T.S.
  4. Con riferimento ai requisiti statutari, vengono sostanzialmente richiamate le disposizioni del comma 18 dell’art. 90, L. 289/2002, con alcune importanti precisazioni in relazione all’oggetto sociale e all’assenza del fine di lucro:
    • L’oggetto sociale dovrà prevedere “l’esercizio in via stabile e principale dell’organizzazione gestione di attività sportive dilettantistiche, ivi compresa la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza all’attività sportiva dilettantistica”.
      I passaggi evidenziati in neretto rappresentano le variazioni rispetto all’attuale testo dell’art. 90, c. 18.
      La versione definitiva del Decreto è variata sensibilmente rispetto alle bozze che sono circolate in estate, segno che, in relazione alle attività oggetto dei sodalizi sportivi è stata operata una attenta valutazione.
      In particolare, “l’esercizio in via stabile e principale dell’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche” – formula chiaramente ripresa dal Codice del Terzo Settore – potrebbe, se dovesse essere interpretata in senso restrittivo, creare qualche problema ai sodalizi che gestiscono impianti sportivi il cui utilizzo non sia riservato esclusivamente ai soci e ai tesserati del sodalizio stesso (si pensi alle gestioni dell’impiantistica sportiva di proprietà pubblica, o comunque aperti anche ad un pubblico indistinto).
      Tra l’altro, il riferimento all’attività stabile e principale deve essere letto unitamente al successivo articolo 9 (attività secondarie e strumentali), ai sensi del quale Le associazioni e le società sportive dilettantistiche possono esercitare attività diverse da quelle principali di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), a condizione che l’atto costitutivo o lo statuto lo consentano e abbiamo carattere secondario e strumentale rispetto alle attività istituzionali, secondo criteri e limiti definiti con decreto dell’Autorità di governo competente in materia di sport, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
      In sostanza, mutuando la disciplina degli artt. 5 e 6 del Codice del Terzo Settore, l’attività principale e prevalente dei sodalizi sportivi dilettantistici dovrà essere, per l’appunto, l’organizzazione e la gestione di attività sportive dilettantistiche, laddove lo svolgimento delle attività “diverse” (tipicamente le attività commerciali di sostegno all’attività istituzionale) sarà consentito, ma solamente in via sussidiaria, e entro limiti definiti con decreto governativo.
      Di nuovo, riappare la logica che governa la disciplina del Terzo Settore, laddove il finanziamento delle attività solidaristiche e di utilità sociale è delegato alla capacità di autofinanziamento attraverso le quote associative e di reperimento fondi sul “mercato” della solidarietà.
      Questo passaggio è molto delicato, e dovrà essere gestito (a livello di decretazione governativa) con grande equilibrio: è infatti evidente che – appurato che l’obiettivo della norma è chiaramente quello di contrastare gli abusi rappresentati dallo svolgimento di attività commerciali dietro lo “schermo” associativo e sportivo dilettantistico al solo fine di sfruttare i benefici fiscali di settore – occorre evitare che l’effetto finale sia quello di impedire, o comunque rendere eccessivamente difficoltosa, l’attività di autofinanziamento dei sodalizi sportivi.
      Lo svolgimento – operato in trasparenza e nel pieno rispetto delle disposizioni amministrative, tributarie e giuslavoristiche – di attività commerciali a supporto dell’attività istituzionale è stato infatti sinora funzionale, e necessario, alla copertura dei costi dell’attività sportiva di base che, soprattutto nell’organizzazione di attività agonistiche, rappresenta un costo notevole, la cui copertura è storicamente fondata su tre “pilastri”: le quote associative e i corrispettivi specifici (quote di frequenza); le sponsorizzazioni; lo svolgimento di attività commerciali a supporto dell’attività sportiva (la gestione del bar e dell’impianto sportivo aperto anche al pubblico).
      Se il secondo e il terzo pilastro dovessero risultare depotenziati dall’intervento governativo, considerata la sempre maggiore difficoltà nel reperimento degli sponsor, sarà inevitabile che l’onere della copertura dei costi dell’attività sportiva ricada sui fruitori della stessa, e in particolare sulle famiglie dei ragazzi che praticano sport, il che è tutto fuorché auspicabile.
      Non solo: se il decreto governativo dovesse mutuare i criteri e i limiti delle attività diverse dal Codice del Terzo Settore, il limite quantitativo delle attività diverse rischierebbe di essere fissato nel 30% delle entrate complessive (o nel 66% dei costi complessivi), creando evidenti problemi di equilibrio economico e finanziario ai sodalizi.
      Infine: la fissazione di un limite allo svolgimento delle “attività diverse” appare – soprattutto se questo limite dovesse risultare ridotto – in contrasto con la previsione del decreto n. 38 sull’impiantistica sportiva, il cui art. 5 prevede che … se l’ente locale riconosce l’interesse pubblico del progetto, affida direttamente la gestione gratuita dell’impianto all’associazione o alla società sportiva per una durata proporzionalmente corrispondente al valore dell’intervento e comunque non inferiore a cinque anni.
      In sostanza, da una parte, si incentiva la gestione dell’impiantistica pubblica da parte delle a.s.d. e delle s.s.d. e, dall’altra, ponendo un limite allo svolgimento di attività diverse, si rischia di impedire, di fatto, l’utilizzo commerciale di tale gestione.
    • Una ulteriore variazione rispetto all’attuale formulazione dell’art. 90, c. 18, L. 289/2002 è rappresentata dall’inserimento, a fianco dell’attività didattica, delle attività di “formazione, preparazione e assistenza all’attività sportiva dilettantistica”
      L’integrazione appare interessante perché allarga il campo di azione dell’attività sportiva.
  • Viene riformulato, e meglio definito, il concetto di assenza di scopo di lucro, prevedendo, per gli enti sportivi aventi natura societaria, la possibilità di parziale distribuzione degli utili e rimborso della quota di capitale versata.
    • Quanto all’assenza del fine di lucro, per la quantificazione del principio di “lucro indiretto” viene operato un esplicito richiamo all’art.3, comma 2, ultimo periodo, e comma 2-bis, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112 (Imprese Sociali), il che comporta, rispetto all’attuale situazione, l’individuazione di indici a livello puntuale, ancorché di non semplicissima interpretazione;
    • Viene ampliata (anche in questo caso, sulla scorta della disciplina delle imprese sociali) la platea dei soggetti “sotto osservazione”, aggiungendo all’originaria (dell’art. 90) previsione dei “soci e associati”, anche le figure di “lavoratori e collaboratori, amministratori e altri componenti degli Organi Sociali, anche nel caso di recesso o di qualsiasi altra ipotesi di scioglimento del rapporto”, con una previsione opportuna, figlia, evidentemente, dell’esperienza maturata dagli organismi di controllo nel corso delle verifiche effettuate negli anni.
  • Viene prevista – di nuovo in analogia con il sistema delle imprese sociali – la possibilità, da parte degli enti sportivi dilettantistici costituiti in forma di società di:
    • destinare una quota degli utili ad aumento gratuito del capitale sociale (inferiore al 50% degli utili di esercizio e nei limiti dell’indice ISTAT di inflazione annua);
    • distribuire utili ai soci, in misura non superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi aumentati di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato;
    • rimborsare al socio il capitale effettivamente versato e eventualmente rivalutato secondo gli indici di cui sopra.
  • Si tratta di previsioni che dovrebbero incentivare l’investimento imprenditoriale nello sport; operazione già tentata ai tempi della (poi abortita) società sportiva lucrativa, anche se il vincolo del legame agli indici ISTAT e/o al tasso di interesse dei buoni postali, considerati i valori di tali indicatori negli ultimi anni, non sembra poter far risultare particolarmente attraente l’opportunità a un investitore e/o un imprenditore.
    Importante, e interessante, invece, la previsione esplicita che la previsione di rimborsabilità della quota è compatibile con la natura sportiva dilettantistica del sodalizio.
    ATTENZIONE:
    Tale possibilità va coordinata con l’indicazione delle clausole statutarie necessarie alla fruizione della de-commercializzazione dei corrispettivi specifici previste dall’art. 148, c. 8, T.U.I.R. il quale, come noto, richiede l’indicazione statutarie dell’incedibilità e non rivalutabilità della quota associativa, del divieto assoluto di distribuzione di utili e della devoluzione dell’intero patrimonio (comprese le quote associative/sociali versate) in caso di scioglimento della società.
    In sostanza, i sodalizi che vorranno de-commercializzare i corrispettivi specifici non potranno, a legislazione tributaria attuale, recepire le aperture in termini di distribuibilità degli utili offerte dalla riforma.
  • Viene ampliato il regime dell’incompatibilità degli amministratori a ricoprire cariche societarie nell’ambito della medesima FSN, DSA o EPS, prevedendo che tale incompatibilità non è più legata “alla medesima carica”, come previsto dall’art. 90, ma si estende a “qualsiasi carica” in altre a.s.d. o s.s.d.
    Ciò renderà necessario a tal fine adeguare gli attuali statuti, adeguamento in relazione al quale è auspicabile che siano previste, analogamente a quanto accaduto per gli Enti del Terzo Settore, agevolazioni in termini di tempistica e quorum assembleari.
  • Viene previsto (art. 15), con una formula in realtà non felicissima, che “con l’atto di tesseramento l’atleta instaura un rapporto associativo con la propria associazione o società sportiva” e viene disciplinato il tesseramento degli atleti minorenni, compresi quelli stranieri.

I rapporti di lavoro sportivo

Si tratta, probabilmente, del capitolo più importante e di maggiore impatto per i sodalizi sportivi di tutta la riforma che, tuttavia, lo ribadiamo, entrerà in vigore il 01/07/2022.

Come si legge nel comunicato stampa del C.d.M., “…il decreto relativo agli enti sportivi professionistici e dilettantistici e al lavoro sportivo dispone, in attuazione dell’articolo 5 della legge delega, una revisione organica della figura del “lavoratore sportivo”: per la prima volta, si introducono tutele lavoristiche e previdenziali sia nel settore dilettantistico sia nel settore professionistico”.

Sul tema, gli esperti di Fiscosport opereranno i dovuti approfondimenti, tenuto conto delle (inevitabili, e auspicabili) integrazioni che saranno operate da qui al luglio 2022.

Ci siano consentite solo alcune valutazioni di principio:

  1. Sostanzialmente, viene “ribaltato il paradigma” rispetto alla situazione attuale: mentre oggi la situazione di fatto è che, nello sport dilettantistico, (quasi) tutti i collaboratori sono inquadrati quali “sportivi dilettanti”, domani, la regola sarà che “chi percepisce compensi per lo svolgimento dell’attività sportiva sarà considerato un lavoratore”;
  2. Si è persa l’occasione per “tipizzare” il lavoro sportivo, in quanto è previsto che l’inquadramento del lavoratore debba seguire le ordinarie tipologie giuslavoristiche. Il lavoratore sportivo potrà assumere la qualifica di lavoratore dipendente, co.co.co. o lavoratore autonomo, anche occasionale. Questo approccio rischia di essere foriero di contestazioni da parte dei verificatori e di rivendicazioni da parte dei lavoratori;
  3. Rimane una “zona grigia” rappresentata dalle attività sportive svolte a livello “amatoriale”, che potranno continuare ad essere indennizzate attraverso rimborsi spese esenti, nelle quali è facilmente prevedibile che si rifugeranno in molti;
  4. Pur comprendendo, e condividendo, l’opportunità e la necessità di assicurare ai lavoratori dello sport le medesime garanzie previste per la generalità dei lavoratori, non appare adeguatamente rispettato il dettato della legge delega in relazione al rispetto della sostenibilità economica per il sistema, a maggior ragione tenendo in considerazione l’attuale situazione determinata dalla pandemia;
  5. Considerata l’entità media dei compensi incassati dai collaboratori sportivi appare difficile ipotizzare che, a fronte di oneri certi a carico degli stessi e delle società sportive, possa essere ipotizzabile il raggiungimento di un ammontare pensionistico dignitoso. Non vorremmo che, dietro le dichiarazioni di principio, non si celi in realtà la necessità di “fare cassa” per integrare le sempre più magre risorse dell’INPS;
  6. Appare peraltro difficile ipotizzare che un atleta, un allenatore, un arbitro, e anche gran parte degli istruttori che operano a livello dilettantistico possano pensare di “andare in pensione” come sportivi dilettanti, considerata la durata ipotizzabile dell’attività sportiva;
  7. Permangono alcune previsioni tecnicamente poco comprensibili, e di difficile applicazione, quale quella della riqualificazione dei compensi da esenti a imponibili “dal primo euro percepito” in caso di superamento della soglia di 10.000,00 € per i co.co.co. amministrativo-gestionali e per gli “amatori”;
  8. Infine, attenzione: la previsione di un’aliquota previdenziale ridotta per chi già svolge altra attività lavorativa (es. il docente di educazione fisica che nel tempo libero fa l’istruttore sportivo) rischia di spingere i sodalizi a cercare queste figure, meno onerose, così come altro rischio è che le ASD cerchino di “rifugiarsi” nella nuova figura dello sportivo “amatore” al quale potranno essere erogati rimborsi spese esenti, finendo per danneggiare i veri lavoratori sportivi, che sono le figure che si vorrebbero tutelare.

Ma non sarebbe stato più semplice “ripescare” la previsione della Finanziaria 2018 e considerare tutti i rapporti quali co.co.co. sportivi, mantenendo la fascia di esenzione fino a 10.000 euro e, superato questo limite, assoggettare i compensi sia a imposte che a contribuzione previdenziale?

Infine, manca una disposizione “liberatoria” sia per il passato, che per il periodo transitorio (fino al 01/07/2022), in assenza della quale il rischio che gli organi ispettivi, e la giurisprudenza, leggano le nuove disposizioni come una sorta di “interpretazione autentica” dello status quo ante non è peregrino.

Il differimento dell’entrata in vigore del nuovo istituto del lavoro sportivo al luglio 2022 lascia aperto un pericoloso spiraglio relativo al rischio di contestazioni da parte degli organi di vigilanza e/o rivendicazioni da parte dei collaboratori sportivi che, nel periodo emergenziale, hanno richiesto e ottenuto i ristori di Sport e Salute (i 600/800 € mensili) ex art. 96 del decreto “cura Italia” dichiarando, nella sostanza, di svolgere l’attività di collaborazione sportiva dilettantistica a titolo principale (rectius: di non possedere altri redditi di lavoro  ulteriori a quelli derivanti da contratti di collaborazione sportiva dilettantistica).

Ci auguriamo che ciò non avvenga, e che le istituzioni sportive e il Dipartimento dello Sport intervengano per chiarire questo delicato passaggio.

Le definizioni

Ci sembra importante sottolineare alcune definizioni, operate dall’art. 2 del D. Lgs., in quanto risulteranno sicuramente utili anche in materia tributaria e giuslavoristica.

La definizione di “attività sportiva”:

viene finalmente, per la prima volta, data una definizione di “sport”, intendendosi per tale qualsiasi forma di attività fisica fondata sul rispetto di regole che, attraverso una partecipazione organizzata o non organizzata, ha per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli.

La prima domanda che sorge spontanea, a tal fine, è se e come tale definizione potrà coniugarsi con l’individuazione delle discipline sportive riconosciute (e non riconosciute) dal CONI ai sensi delle delibere 1566 e seguenti  anche ai fini dell’iscrizione al “Registro” ai sensi del regolamento di cui alla delibera 1574 del 18/07/2017.

Non solo: il riferimento al “miglioramento della condizione fisica e psichica” e allo “sviluppo delle condizioni sociali” quali modalità alternative (“o”) all’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli pare sdoganare, almeno potenzialmente,  lo svolgimento dell’attività sportiva finalizzata al mero benessere fisico dalla necessità di svolgimento di manifestazioni sportive e dal rischio che in sede di verifica venga contestato lo svolgimento di “attività commerciale finalizzata al soddisfacimento di bisogni individuali”.

Il tutto, tenendo anche in considerazione le nuove funzioni e le nuove modalità di funzionamento del Registro delle ATTIVITA’ sportive dilettantistiche (presso il Dipartimento per lo Sport) che andrà a sostituire l’attuale Registro delle SOCIETA’ e ASSOCIAZIONI sportive dilettantistiche (presso il CONI).

Altre definizioni di notevole interesse e potenziale impatto sembrano essere le seguenti:

Attività fisica o attività motoria:
qualunque movimento esercitato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello richiesto in condizioni di riposo;

Esercizio fisico strutturato:
programmi di attività fisica pianificata e ripetitiva specificamente definiti attraverso l’integrazione professionale e organizzativa tra medici di medicina generale (MMG), pediatri di libera scelta (PLS) e medici specialisti, sulla base delle condizioni cliniche dei singoli soggetti cui sono destinati, che presentano patologie o fattori di rischio per la salute e che li eseguono individualmente sotto la supervisione di un professionista munito di specifiche competenze, in luoghi e in strutture di natura non sanitaria, come le “palestre della salute”, al fine di migliorare o mantenere la forma fisica, le prestazioni fisiche e lo stato di salute;

Pratica sportiva per tutti:
la pratica sportiva, organizzata o non organizzata, promossa dalla Repubblica in favore di tutte le fasce della popolazione al fine di consentire a ogni individuo la possibilità di migliorare la propria condizione fisica e psichica e di raggiungere il livello di prestazione sportiva corrispondente alle proprie capacità;

Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche:
il registro istituito presso il Dipartimento per lo sport al quale devono essere iscritte, per accedere a benefici e contributi pubblici di qualsiasi natura, tutte le società e associazioni sportive dilettantistiche che svolgono attività sportiva, compresa l’attività didattica e formativa, operanti nell’ambito di una federazione sportiva nazionale, disciplina sportiva associata, riconosciute dal CONI, o di un ente di promozione sportiva, riconosciuto dal Dipartimento per lo sport;

Lavoratore sportivo:
l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercitano l’attività sportiva verso un corrispettivo;

Direttore sportivo:
il soggetto che cura l’assetto organizzativo e amministrativo di una società sportiva, con particolare riferimento alla gestione dei rapporti fra società, atleti e allenatori, nonché la conduzione di trattative con altre società sportive aventi ad oggetto il trasferimento di atleti, la stipulazione delle cessioni dei contratti e il tesseramento;

Direttore Tecnico:
il soggetto che cura l’attività concernente l’individuazione degli indirizzi tecnici di una società sportiva, sovrintendendo alla loro attuazione e coordinando le attività degli allenatori a cui è affidata la conduzione tecnica delle squadre della società sportiva;

Le altre novità del Decreto 36 che entreranno subito in vigore

Sinteticamente:

  • Vengono regolamentate (titolo IV) le discipline che prevedono l’impiego di animali;
  • Sono previste (capo II) disposizioni a sostegno delle donne nello sport;
  • Molto interessante – e potenzialmente impattante – è il capo III del Titolo V del Decreto, rubricato “ulteriori disposizioni in materia di laureati in Scienze Motorie”, che disciplina le figure professionali del chinesiologo di base, del chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate, del chinesiologo sportivo e del manager dello sport, prevedendo la presenza obbligatoria di alcune di queste figure nello svolgimento delle attività sportive, salve alcune ipotesi di esenzione: istruttore di specifica disciplina in possesso dei requisiti previsti da FSN-DSA-EPS (sostanzialmente, i classici “brevetti”), attività agonistiche e attività motorie a carattere ludico ricreativo non riconosciute dal CONI;
  • Il titolo VI del Decreto, infine, si occupa delle “disposizioni in materia di pari opportunità per le persone con disabilità nell’accesso ai gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello stato

Le nuove semplificazioni di adempimenti relativi agli organismi sportivi (Decreto 39)

Molto interessanti sono le disposizioni contenute nel D. Lgs 39, dedicato alle semplificazioni e alla disciplina della certificazione dell’attività sportiva svolta dalle a.s.d. e s.s.d., e, in particolare, la previsione della nuova disciplina dell’acquisizione della personalità giuridica.

Va in prima battuta evidenziato che, rispetto alle bozze circolate in estate, pare sia stata espunta la soppressione del Modello EAS. Non ne capiamo (e non ne condividiamo) le ragioni, considerato anche il fatto che tale soppressione è invece stata prevista in favore degli E.T.S., che sino ad oggi devono presentare il modello “completo”, laddove le sportive hanno l’onere di compilare quello “ridotto”. Non ci resta che dire: occasione persa per attuare una VERA semplificazione.

Partendo dalle misure di semplificazione, (Capo II, artt. 14 e 15) si prevede:

  1. Il riordino, anche al fine di semplificarla, della disciplina della certificazione dell’attività sportiva svolta dalle a.s.d. e s.s.d., anche attraverso la predisposizione – da parte del Dipartimento dello Sport – di moduli di autocertificazione di tutti i requisiti soggettivi e oggettivi richiesti dalla normativa di riferimento, ma, soprattutto:
  • La possibilità, per le a.s.d., in deroga al d.p.r. 361/2000, di acquisire la personalità giuridica mediante l’iscrizione al Registro Nazionale delle Attività Sportive

La norma, da accogliere con grandissimo favore, ricalca la medesima disciplina prevista dal Codice del Terzo Settore, richiedendo l’intervento del Notaio in sede di costituzione o trasformazione dell’ente ma alleggerendo enormemente l’aspetto procedurale, in quanto sarà necessaria, una volta che il notaio abbia verificato il possesso dei presupposti richiesti dalla legge, una semplice richiesta da operare all’atto dell’iscrizione al Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche.

Non solo (e soprattutto): non viene prevista – contrariamente a quanto previsto in sede di Codice del Terzo Settore (dove è richiesto alle associazioni un patrimonio minimo di 15.000 Euro) – alcuna soglia minima patrimoniale.

Tale impostazione, oltre che estremamente meno onerosa rispetto alla situazione attuale, appare coerente con le disposizioni civilistiche in materia societaria: considerato infatti che è possibile costituire società a responsabilità limitata (sportive e non) con un capitale sociale di UN EURO, non si vede perché analoga agevolazione non debba essere riconosciuta alle a.s.d., considerato anche la valenza pubblicitaria legale che avrà il nuovo “registro”.

Ciò che manca, e che forse sarebbe stato opportuno prevedere, è la disciplina del mantenimento dell’integrità del patrimonio che, sia pure minimo, non potrà mai risultare negativo, e della relativa responsabilità degli organi direttivi dell’associazione.

È prevedibile (e auspicabile) che, in materia, si formeranno delle linee guida, anche a livello giurisprudenziale, che faranno riferimento alla disciplina “gemella” del Codice del Terzo Settore, che richiama, a sua volta, la responsabilità – civile e penale – degli amministratori delle società commerciali disciplinata dal codice civile.

In ogni caso riteniamo che, come misura minima, dovrà essere adottato un sistema di rilevazioni contabili che consenta la predisposizione di un bilancio in senso tecnico costituito, oltre che dal conto economico/rendiconto, anche dallo stato patrimoniale. In sostanza, occorrerà tenere la contabilità ordinaria.

  • Per quanto concerne il nuovo “Registro (ex) CONI” le novità sono le seguenti:

Innanzitutto, il “Registro delle società e associazioni sportive dilettantistiche” sarà sostituito dal nuovo “Registro delle attività sportive Dilettantistiche”, che non sarà più gestito dal CONI ma dal Dipartimento dello Sport;

Il nuovo “Registro” avrà funzioni e caratteristiche simili a quelle del “RUNTS” in relazione al Terzo Settore, e ad esso dovranno essere iscritte tutte le Società e Associazioni sportive dilettantistiche che svolgono attività sportiva, compresa l’attività didattica e formativa, operanti nell’ambito di una FSN, DSA o EPS riconosciuti dal CONI.

L’iscrizione nel Registro certifica la natura dilettantistica di Società e Associazioni sportive, per tutti gli effetti che l’ordinamento ricollega a tale qualifica (art. 5).

Al Registro dovranno essere iscritti (art. 6):

  • Tutti i dati anagrafici del sodalizio, del legale rappresentante, dei membri del consiglio direttivo e degli eventuali organi di controllo;
  • i dati anagrafici di tutti i tesserati, compresi quelli minori;
  • le attività (sportive, didattiche e formative) svolte dai tesserati delle singole società e associazioni sportive affiliate;
  • l’elenco degli impianti utilizzati per lo svolgimento dell’attività sportiva praticata e i dati relativi ai contratti che attestano il diritto di utilizzo degli stessi (concessioni, locazioni, comodati);
  • i contratti di lavoro sportivo e le collaborazioni amatoriali, con indicazione dei soggetti, dei compensi e delle mansioni svolte;
  • il rendiconto economico e finanziario o il bilancio di esercizio approvato dall’assemblea, e il relativo verbale;
  • verbali che comportano modifiche statutarie (con i relativi statuti modificati), gli organi statutari e la sede legale;

Tali dati e notizie, una volta iscritti al Registro, saranno opponibili ai terzi (compresi eventuali Organi di Controllo tributario o giuslavoristico).

Al di la delle questioni “politiche” del soggetto deputato alla tenuta del Registro (Dipartimento dello sport piuttosto che CONI), le previsioni del decreto vanno accolte, a nostro avviso, con estremo favore.

Possiamo immaginare la reazione dei piccoli sodalizi sportivi alla notizia dell’obbligo di deposito dei bilanci e dei verbali nel Registro, ma tale nuovo adempimento, che dovrà essere “digerito” in termini di organizzazione amministrativa, consentirà di ottenere la certezza del riconoscimento giuridico degli stessi, superando le annose, note, contestazioni mosse dagli organismi di vigilanza in sede di verifica.

Non solo: l’insorgenza dell’obbligo “costringerà” i sodalizi sportivi a dedicare la necessaria attenzione agli aspetti amministrativi e gestionali dell’ente, il che non potrà che comportare grandi benefici anche a livello di corretta amministrazione.

Entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, il Dipartimento per lo sport, definisce, con apposito provvedimento, la disciplina sulla tenuta, conservazione e gestione del Registro, dopo di che inizierà la “trasmigrazione” dal vecchio “Registro CONI” (che sarà sostituito “a tutti gli effetti”) al nuovo “Registro del Dipartimento dello Sport”.

E qui si apre un potenziale problema: ai sensi dell’art. 17 del Decreto, a decorrere dalla data di entrata in vigore dello stesso (03/04/2021) è abrogato l’art. 7 l’articolo 7 del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136, convertito con modificazioni, dalla legge 27 luglio 2004, n. 186 (definizione del CONI quale “unico organismo certificatore della effettiva attività sportiva svolta dalle società e dalle associazioni dilettantistiche” e applicazione delle disposizioni agevolative dell’art. 90, L. 289/2002 alle sole società e associazioni sportive dilettantistiche che sono in possesso del “riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI, quale garante dell’unicità dell’ordinamento sportivo nazionale”.)

In sostanza: il ruolo del CONI quale “unico organismo certificatore” decade da subito, mentre gli effetti del nuovo Registro opereranno solo dalla sua entrata in funzione (e se i tempi del Runts possono essere indicativi non c’è da stare allegri). Cosa accade nel periodo di vacatio? Chi certificherà l’effettiva natura dilettantistica dei sodalizi?

FRITTATA DI CARCIOFI

Frittata di carciofi  Semplice, buona e si prepara in pochissimo tempo

Grazie ad un ortaggio di stagione, buono e nutriente, oggi prepariamo una buonissima ricetta per la cena. Facile e veloce. Cuciniamo insieme la frittata di carciofi.

frittata carciofi ricetta FOTO ricettasprint
Frittata di carciofi 

Tempo di preparazione: 10 minuti

Ingredienti

  • olio evo
  • 4 uova
  • ½ bicchiere vino bianco
  • 4 carciofi
  • Menta fresca
  • Sale
  • Spicchio d’aglio
  • Pepe

Frittata di carciofi: procedimento

Iniziamo dal pulire i carciofi. Tagliamo il gambo, eliminiamo le foglie più esterne che sono le più dure e quando arriviamo al cuore del carciofo, tagliamo tutte le punte. Togliamo anche la barba al centro e le eventuali spine.

Frittata di carciofi FOTO ricettasprint
Frittata di carciofi 

Una volta puliti, affettiamoli finemente e mettiamoli all’interno di una ciotola. In una padella, invece, scaldiamo un giro d’olio e uniamo anche lo spicchio d’aglio.