CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO ANCHE PER LE ASSOCIAZIONE

Decreto Ristori: contributo a fondo perduto anche per le associazioni

Contributi a fondo perduto, la nuova misura di sostegno varata dal governo è destinata anche alle associazioni. Nel decreto rilancio avevamo potuto scorgere un primo barlume di speranza e di vicinanza del legislatore verso il mondo del terzo settore, ma con il decreto ristori tale sostegno si è notevolmente ampliato.

Decreto Ristori: contributo a fondo perduto anche per le associazioni

Decreto Ristoricontributo a fondo perduto anche per le associazioni. La risposta alle richieste di aiuto che molti operatori economici hanno rivolto al governo in questo periodo di crisi e di nuova impennata della curva dei contagi, contenuta nell’art. 1 del decreto legge 137/2020, considera anche gli enti del Terzo settore. Ma fa sorgere anche alcuni dubbi sulla possibilità di rispettare il requisito del calo del fatturato.

Il contributo a fondo perduto, preliminarmente concesso dall’art. 25 del decreto rilancio, è stato confermato dal Decreto Ristori e notevolmente ampliato.

L’accesso al nuovo contributo, seppur con numerose limitazioni relativamente ai settori destinatari della misura di sostegno, sarà in realtà più vasto nei suoi livelli dimensionali, consentendo infatti l’accesso anche a coloro che detengono un fatturato superiore a 5 milioni di euro, seppur infatti con un limite di erogazione fissato ad € 150.000, non vi saranno però soglie di sbarramento per la richiesta.

Le indicazioni da seguire per poter intercettare i nuovi potenziali beneficiari sono inoltre diverse rispetto a quanto precedentemente visto per il contributo previsto dall’art. 25 del Decreto Rilancio, in quanto in questo caso il legislatore ha elencato dettagliatamente i codici ATECO specifici per i quali è possibile beneficiare di tale misura di sostegno e non vi sono previsioni in contrasto legate alla mancata di possibilità di cumulo con altre indennità erogate.

Il contributo a fondo perduto per le associazioni

L’art. 25 del decreto rilancio parlava di riconoscimento del contributo “a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA”, tra questi soggetti comprendeva anche gli enti non commerciali, a patto però che non avessero conseguito nell’anno 2019, di un ammontare di ricavi o compensi non superiore a 5 milioni di euro e che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 fosse risultato inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019, o in alternativa che l’inizio dell’attività fosse stato a partire dal 1° gennaio 2019.

Molte associazioni quindi sono rimaste escluse da tale misura in quanto, dovevano essere dotate di partita iva, dimostrare di aver fatturato e che tale volume avesse subito una riduzione nel periodo preso in esame, sempre ovviamente rispettando il principio di prevalenza dell’attività istituzionale su quella di natura commerciale, altrimenti non avrebbero potuto effettuare la domanda.

Il nuovo contributo a fondo perduto prevede invece dei requisiti estremamente semplificati ed una puntuale identificazione dei beneficiari attraverso il loro codice ATECO.

“È riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che, alla data del 25 ottobre 2020, hanno la partita IVA attiva e, dichiarano di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell’Allegato 1 al presente decreto. Il contributo non spetta ai soggetti che hanno attivato la partita IVA a partire dal 25 ottobre 2020”.

Riepilogando, possono richiedere il contributo a fondo perduto del decreto ristori, o in caso avessero già beneficiato di quello previsto dal decreto rilancio, riceveranno un accredito automatico sull’iban comunicato le associazioni che:

  • hanno la partita iva;
  • la partita iva deve essere attiva alla data del 25 ottobre 2020;
  • la partita iva deve essere stata aperta prima del 25 ottobre 2020;
  • svolgono una delle attività indicate nell’allegato 1 dell’art. 1 del decreto legge 137/2020.

L’allegato 1 all’articolo 1 del decreto legge n. 137 del 28 ottobre 2020 riporta infatti i codici ATECO specifici delle attività che possono fare domanda per il contributo, con l’indicazione del coefficiente puntuale necessario ai fini del calcolo di tale indennità.

Alcuni dei codici ATECO indicati dal decreto ristori sono tipici dell’attività di associazioni di promozione, volontariato e di natura sportiva e permetteranno di richiedere il contributo a fondo perduto.

Codice ATECO Attività Percentuale per il calcolo dell’importo rispetto al contributo ricevuto con il DL Rilancio
855209 Altra formazione culturale 200,00 %
900101 Attività nel campo della recitazione 200,00%
900109 Altre rappresentazioni artistiche 200,00%
900209 Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche 200,00%
900309 Altre creazioni artistiche e letterarie 200,00%
931130 Gestione di impianti sportivi polivalenti 200,00%
931190 Gestione di altri impianti sportivi nca 200,00%
931910 Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi 200,00%
931999 Altre attività sportive nca 200,00%
949920 Attività di organizzazioni che perseguono fini culturali, ricreativi e la coltivazione di hobby 200,00%
949990 Attività di altre organizzazioni associative nca 200,00%

“Il contributo a fondo perduto spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019”, si legge nella norma. Ma proprio su alcuni codici ATECO tipici delle associazioni sorgono dei dubbi sulla possibilità di rispettare il requisito del calo del fatturato.

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Contributi a fondo perduto Decreto Ristori per le associazioni: le modalità di erogazione

L’erogazione di tale contributo potrà avvenire in due modalità distinte a seconda che il richiedete abbia o meno già beneficiato della misura prevista dal decreto rilancio.

Coloro che infatti avevano già ricevuto quanto previsto dall’art. 25 del decreto rilancio vedranno automaticamente accreditare nel conto corrente da loro comunicato, entro il 15 novembre il nuovo contributo previsto.

Gli enti che invece non rispondevano ai requisiti imposti dal decreto rilancio ma che adesso rientrano nei codici ATECO previsti dall’art. 1 del d.l 137/2020 dovranno presentare, attraverso un intermediario abilitato sul sito dell’Agenzia delle Entrate apposita domanda, non appena verranno chiarite le modalità operative necessarie per poterla presentare, e riceveranno il contributo presumibilmente entro il 15 dicembre.

CECI TRADIZIONE DEL 2 NOVEMBRE

IL 2 NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI TRADIZIONE NOVESE CECI “CON COTECHINO OPPURE ZUPPA” DELLA MERELLA 

Il Cece della Merella ha ottenuto la prima assegnazione De.Co. del Comune di Novi Ligure.

Il cece di Merella è una leguminosa coltivata da oltre un secolo all’interno del territorio comunale di Novi Ligure e in particolare in frazione Merella e grazie alle caratteristiche del terreno si è riusciti ad ottenere legumi di elevata qualità e pregio.

Cece, Cicer arietinum, è una pianta erbacea annua, famiglia delle leguminose: dicotiledoni, originaria del vicino Oriente coltivata fin da tempi remotissimi per ottenere granella commestibile (i ceci). La frazione Merella, ubicata nella plaga della Frascheta compresa fra Serravalle, Novi e Pozzolo, ma inserita nella parte più ampia che si estende fino a Marengo, facente parte dell’Antica boscaglia dissodata e messa a coltura dai frati Cistercensi, rappresenta in ambito locale terreno ideale per la coltivazione del cece. Oltre ad altre colture che più si addicono ai terreni ghiaiosi, poco fertili e difficilmente irrigui, è proprio il cece che qui viene coltivato da tempo immemorabile tanto che, ancora a metà dell’Ottocento, si pagava “la giornata di un uomo a soldi 20 (1848) – scesi a 14 nel 1849 – per zappare fave e ceci”. Produzioni che servivano appena a soddisfare l’auto consumo delle famiglie contadine.

Le schiacciate di farina di ceci erano note ed apprezzate in tutto il bacino mediterraneo dai tempi antichi. Greci e Romani riconoscevano ai ceci, oltre alle qualità gastronomiche, notevoli proprietà dietetiche. In effetti, rispetto agli altri legumi, i ceci hanno un contenuto di grassi leggermente superiore, ciò che li rende altamente energetici, ma anche morbidi e gustosi.

IN CUCINA

Prima di cucinarli vanno messi a bagno in acqua fredda per almeno 24 ore (l’acqua va cambiata spesso) e la cottura va protratta per circa due ore (è importante che il legume secco sia… fresco).

Oltre alle preparazioni tradizionali, alle minestre e alle zuppe diffuse in Italia, i ceci si possono lessare e servire come contorno (tiepidi, con olio e pepe), frullati si trasformano in purè, ma anche in ripieno di ravioli. Con i gamberetti diventano un antipasto chic e “in”

1) ZUPPA DI CECI (Süpa ‘d sái∫ri) = Occorrono ceci di buona qualità, di facile cottura (ceci della Merella). Metterli in una casseruola, la sera prima dell’utilizzo, coperti da un telo cui sarà cosparsa una cucchiaiata di cenere di legna. Versarvi sopra acqua molto calda così da coprirli interamente. Il giorno successivo togliere il telo con la cenere e l’acqua in cui sono immersi i ceci.  Risciacquarli bene e sfregarli per togliere loro la buccia. Porli sul fuoco in una pentola con tanta acqua da coprirli. Quando i ceci sono quasi cotti, preparare un battuto di cipolla, sedano, carota, cardo e funghi secchi, il tutto ben tritato, farlo rosolare in abbondante olio quindi aggiungervi della salsa di pomodoro sciolta in acqua e delle bietole tagliate sottili. Gettate tutto nella stessa pentola dove farete terminare di cuocere i ceci.

Vi si possono cuocere insieme pasta o tagliatelle oppure si può servire con pane abbrustolito.

VIVIAMO TUTTI SULLA CRESTA DELL’ONDA DI TIZIANO GASTALDI

Siamo tutti sulla cresta dell’onda, ma non tutti se ne rendono conto e altri preferiscono usarle solo per farci affari. Penso che non esista fisica classica e fisica quantistica, ma piuttosto che fisici che pensavano di lavorare in un sistema chiuso, e fisici che si sono accorti che non esiste nessun sistema chiuso ma solo sistemi aperti dove la norma è determinata da interconnessioni positive e negative o interferenze. A seguire abbiamo una medicina che continua a chiudere il sistema dove gli sembra di conoscere tutto arroccata su assiomi postulati e dogmi con qualcuno che ha iniziato ad aprire le finestre vedendo tutto ciò che ci circonda, con la coscienza che noi si fa parte dell’intero sistema. E quando ci confrontiamo con la ricerca e le pubblicazioni senza le quali non si riesce ad arrivare da nessuna parte, essa è libera o circoscritta e condizionata da fattori esterni in particolare dall’economia?

Esistono ancora relatori autorevoli preparati onesti e conoscitori della materia in senso ampio, o abbiamo ottimi ed eleganti relatori ma servitori di un sistema economico che li assolda a scopo pubblicitario per vendere di tutto e di più? Questo lo dico perché come reumatologo devo avere crediti ECM anche in Svizzera e seguendo i congressi si parla sempre e solo di farmaci e di malattie, e se si verifica il significato di tutti quei costosissimi farmaci, tutti agiscono a livelli diversi per controllare l’infiammazione affinché quando ma malattia artritica si spegne, si siano danni articolai minori, e la guarigione avviene se l’organismo riesce a ritrovare il corretto equilibrio metabolico.

Siamo giunti da anni, ad un punto per cui la complessità influenza tutti gli ambiti della ricerca diventando immensa relativamente a tutto ciò che è oggetto di apprendimento e conoscenza da parte della mente umana. C’è troppo da sapere per veramente sapere. A questo si aggiunge che diventa quasi impossibile giungere ad una buona sintesi per far comprendere l’essenza di ciò che si comunica per evitare gli inevitabili fraintendimenti o la noia di chi non ha conoscenze sufficienti per comprendere ciò che si vuole comunicare, l’assenza di voglia di voler capire pensando di aver già capito tutto e l’uditore dovrebbe essere in grado di capire se sia onesto chi comunica, e se abbia i requisiti per farlo, o se la comunicazione non sia strumento con lo scopo finale differente, mirato ad inibire la concorrenza di altre verità. Si può raccogliere un’enormità di dati, che interagiscono e che non sono computabili nemmeno col computer più potente, che in ogni caso, non potrà ragionare autonomamente verificando diverse alternative, perché quando analizza i sistemi, per lui esiste una sola verità. Se i dati immessi in un computer, sono finalizzati per ottenere un determinato risultato, ecco che il falso diventa vero, trasformando il vero in falso.

La vita scorre in un plurisistema, composto da sottosistemi interagenti in cui non è individuabile un centro assoluto. Chi osserva la vita per cercare di capirla, vede particolari differenti dell’oggetto se questo è analizzato inserito nell’ambiente, o se isolato. Tra questi studiosi della vita c’è chi si rende conto di studiare solo una parte del sistema e lo considera nelle sue conclusioni, ma c’è chi pensa che l’oggetto dei suoi studi sia autonomo e isolato.

Vedendo la realtà come multisistema, nasce il termine allostasi a cui si accoppia il termine epigenetica. L’uomo fa parte di questo sistema, non c’è caduto dentro a caso, e come ogni componente, grazie all’adattamento o allostasi, cerca di mantenere stabili i sistemi fisiologici che sono interconnessi sia al suo interno ma anche con l’esterno. Questo è quindi un metasistema regolatorio per mantenere gli equilibri dell’uomo con i sovra e sottosistemi che gli appartengono e a cui appartiene.

Le connessioni tra le varie realtà del sistema, possono anche essere di tipo interferenziale; interferenze che spesso sono prodotte dal progresso che non ha mai considerato questo aspetto e a volte fa finta di non vederle.

L’interferenza, nei sistemi di telecomunicazione, indica la sovrapposizione di un segnale indesiderato nella ricezione di un segnale trasmesso, che porta a distorcere il contenuto del segnale ricevuto che determina anche una alterazione della funzione da impercettibile nell’immediato, sino a grave o mortale. Ciò che accade è una diretta conseguenza di interferenza tra onde in propagazione, ad esempio sul canale di comunicazione, il segnale parte male, può trasformarsi nel percorso, o anche essere percepito male portando ad esempio gli elettrosensibili o gli allergici e gli intolleranti, per cui un segnale che alla massa non fa nulla, per loro diventa destruente, e questo dimostra che le soglie umane di sensibilità sono eterogenee.

Ad un livello inferiore, pensando alla memoria biologica e alla memoria cibernetica venne ipotizzata l’ipotesi ologrammatica. La parola ologramma è l’unione di due parole greche: holo e gram. La prima si traduce in tutto o intero, mentre la seconda si traduce in scrivere. Semplificando, nella cellula si ritrovano scritte tutte le caratteristiche dell’intero sistema. David Bohm, un fisico e filosofo statunitense dello scorso secolo, sviluppò un modello del funzionamento del cervello secondo il quale esso opera in modo simile a un ologramma. Nella sua teoria scrive: «Basandoci su una descrizione dei processi, le interazioni neuronali si presenterebbero sotto forma di onde, poi convertite in schemi di interferenza e trasformate in immagini tridimensionali… noi non vedremmo gli oggetti “per come sono, ma solamente la loro informazione quantistica.».

Anche le cellule dell’organismo contenute nei vari organi che hanno come obiettivo il benessere totale dell’uomo, comunicano tra loro con segnali che vengono visti dai biochimici come modifiche chimiche, che sono l’effetto della comunicazione e non vedono la comunicazione, che non puo’ che derivare dal passaggio di onde magnetiche e quello che a me interessa è la comunicazione da cui dipende il processo su cui interviene il biochimico, ma che io potrei prevenire ripulendo l’informazione accordandola, come si fa per gli strumenti musicali che devono essere accordati prima di suonare; la musica si genera anche con strumenti scordati, ma l’effetto finale non è lo stesso, e la stessa cosa accade per le cellule che invecchiano o si ammalano se i segnali arrivano distorti o sono percepiti distorti, distorsione che si riflette alla fine sulla formazione delle proteine e sul metabolismo e a cascata, in tutto l’organismo vivente.

Ettore Maiorana, disse: «La fisica è su una strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata». Con l’avvento della quantistica, la fisica ha imboccato una nuova strada, ma la medicina non se ne è accorta, o non vuole accorgersene perché appagata da quanto ha, ovvero per pigrizia, i medici dovrebbero tornare a studiare, ma le apparecchiature che la fisica quantistica ha prodotto e non solo per la medicina le usano, senza nemmeno sapere su quali fenomeni fisici si basano.

Ad esempio i virus non sono visibili otticamente, perché di dimensioni inferiori alla lunghezza della frequenza visibile perché, ricordo, che lo spettro elettromagnetico è l’insieme di tutte le possibili

frequenze della radiazione elettromagnetica ed è suddiviso nella parte di spettro visibile che costituisce la luce ed il restante invisibile. Quando usiamo una Risonanza per vedere l’interno di un corpo, poi possiamo verificare e correggere errori di metodica analizzando con le autopsie ciò che estratto dal sistema appartiene ancora allo spettro del visibile, cosa che non possiamo fare con tutto ciò che riusciamo a vedere con la fisica quantistica, ma eventuali errori metodologici non li possiamo correggere se non ottimizzare perché in quel caso avremo sempre e solo immagini ricostruite, e questo particolare diventerà importante tra poco.

Il primo scopo della scienza è identificare l’ignoranza, ed il secondo è di cercare di ridurla senza avere l’ambizione di trovare verità assolute. Il panorama scientifico oggi è esageratamente vasto. Husserl scrive negli anni 30, della crisi delle scienze europee e della fenomenologia trascendentale, esprimendo un importante giudizio sulle conseguenze del riduzionismo e del funzionalismo delle scienze o meglio degli scienziati di ieri e ancora più di oggi che, incapaci di rendere conto della complessità dell’umano, producono a livello della scienza frammentata, una crisi di significato e di etica, trasformando la madre scienza, scienze figlie che si dimenticano di dialogare tra loro e scindendo cosi’ la scienza in piccole scienze. La scienza fine a sé stessa, ha perso l’antico e unico vero significato. Ma tutto si trasforma, e non sempre migliorando se non si cresce intellettualmente; più c’è da conoscere, più bisogna studiare, piuttosto che scegliere di studiare un sottosistema isolandolo dal resto e chiudendo occhi ed orecchie; è quello che è avvenuto in medicina con la creazione delle specialità.

Si è accorta del problema la filosofia moderna che ha cercato di assumere il significato di “madre delle altre scienze” allo scopo di incrementare il sapere delle altre scienze particolari, raccogliendo tutti gli assiomi generali vedendo di oggettivarli per confermare Il concetto di filosofia come “unico vero sapere”. La vera filosofia esercitata da veri filosofi è l’unica scienza che potrebbe arrivare a raggiungere l’assoluta dimensione del reale.

Il compito delle attuali sotto-scienze positive è invece ridimensionato alla mera funzione strumentale e pratica, che spesso abbandona la retta ed etica via che nonostante tutto funziona anche se non benissimo e con risultati che, almeno dal punto di vista economico sono gratificante anche se solo per alcuni privilegiati.

Possiamo tentare di proporre un esempio per teorizzare cosa si potrebbe fare con una visione da scienziati che cavalcano l’onda entrando nell’argomento del giorno, Coronavirus e proteina SPIKE del Sars-Cov-2. Nei laboratori dell’Università del Minnesota, hanno elaborato un modello tridimensionale della sua struttura. Dice il professor Fang Li firmatario dello studio “In generale, imparando quali sono le caratteristiche strutturali delle proteine virali più importanti che permettono al virus di penetrare nelle cellule umane, possiamo progettare farmaci che cercano di bloccare la loro attività”. Cercano le caratteristiche strutturali, ma non il meccanismo che permette la penetrazione perché questo meccanismo non è visibile neppure con i loro strumenti di fisica quantistica. L’articolo è stato da poco su Nature.

La tecnica utilizzata è la cristallografia a raggi X che produce l’immagine, con la diffrazione dei raggi X attraverso lo spazio del reticolo degli atomi del virus in un cristallo, immagine che viene registrata e analizzata con un potentissimo computer per ottenere la natura del reticolo degli atomi virali. La diffrazione elettronica è la proprietà con cui grazie alla fisica quantistica i virologi possono vedere i virus, anche nei microscopi elettronici, anche se con alcune differenze metodologiche. Questi due strumenti utilizzati da biologi e virologi si devono entrambi alla fisica quantistica.

Questi scienziati blasonati, docenti in diverse università, vedendo ciò che hanno ottenuto si rendono conto che il loro virus ottenuto come immagine tridimensionale, non assomiglia per nulla a quello visto col microscopio elettronico e questa constatazione non li porta a pensare che una delle due immagini non corrisponde al virus, oppure che l’immagine più che al virus corrisponde alle energie dei virus visto che il fenomeno diffrattivo si genera per urto di una onda luminosa di una determinata frequenza sugli elettroni del virus, e gli elettroni non sono altro che cariche elettriche negative, che deviano il raggio luminoso che raggiunge uno schermo producendo ombre e luci, la cui somma elaborata dal computer virtualizza l’immagine del virus. Due tecniche «quantistiche». Il dato ottenuto, in ogni caso, viene ritenuto molto prezioso perché consente di osservare, dice Fang Li che alla fine è un veterinario come la nostra Capua, «come piccole mutazioni all’interno della proteina spike creano diverse pieghe che all’esterno generano delle creste che cambiano il modo in cui solitamente le particelle virali aderiscono ai recettori nelle cellule umane». Questa sorta di cresta particolarmente compatta sulla proteina spike lo rende diverso dagli altri coronavirus, viene reputata in grado di creare legami con il recettore umano quattro volte più forte.

Un altro dato passato inosservato risale al 2012 quando, durante una simulazione in laboratorio con molecole biatomiche di idrogeno si è dimostrato che campi magnetici estremamente intensi possono creare un legame chimico nuovo. Comunemente gli atomi possono formare molecole con due tipi di legami: quello ionico, in cui l’elettrone di legame viene ceduto da un atomo all’altro, e quello covalente, in cui l’elettrone viene condiviso. Questa ipotesi di terzo legame è stata realizzata in presenza di campi magnetici estremamente intensi e venne pubblicata su “Science” dal chimico Helgaker, dell’Università di Oslo. Il test venne effettuato con la molecola biatomica di idrogeno (H2) e le sue possibili distorsioni all’interno di un campo magnetico intenso. “La nostra ipotesi è che gli atomi siano tenuti insieme dal modo in cui i loro elettroni danzano intorno alle linee di campo magnetico”, ha spiegato Helgaker. “La loro energia cinetica può partecipare in modo importante al legame, in virtu’ dell’attrazione elettrostatica tra elettroni e nuclei.”Questo è solo un esempio di come non ci sia dialogo non solo tra le pseudoscienze, ma anche tra membri delle stesse pseudoscienze che mancano di coordinazione tra loro.

Siamo abituati ad immaginare il magnetismo classico, calamita, chiodo arrugginito con cui abbiamo giocato quasi tutti da bambini, o vedere le gocce di mercurio che quando sono vicine si attirano e diventano una goccia unica, ma esistono, attrazioni magnetiche specifiche che, se studiate, potrebbero dimostrare come si possano selezionare, ad esempio, gli ioni da attirare o da respingere.

Questo e solo questo può essere il fenomeno che è invisibile otticamente, ovvero si vedono i due oggetti che si attraggono ma tra i due oggetti non si vede nulla, ed è quello il fenomeno che mi interessa, l’energia attrattiva specifica dell’attrazione o della repulsione molecolare, che potrebbe entrare in gioco nelle pompe e nei canali ionici delle membrane cellulari e quindi anche dei virus, oltretutto non è neppure necessario invocare la fisica quantistica per capire questo concetto, basta ricordarsi di Heisenberg. L’atto metabolico elementare deriva da attrazioni o repulsioni magnetiche.

Ritornando a FANG LI che lo spiega al THE Guardian“La struttura in 3D mostra che, rispetto al virus che ha causato l’epidemia di Sars del 2002-2003, il nuovo coronavirus ha sviluppato nuove strategie per agganciarsi al recettore umano, tra cui quello di formare un legame più stretto. Questo legame con il recettore può aiutare il virus a infettare le cellule umane e a diffondersi maggiormente tra gli esseri umani”. Il professore veterinario Fang Li, vedendo, grazie alla fisica quantistica, questa cresta sulla proteina SPIKE, che risulta più compatta della cresta del virus della Sars, conclude che ciò potrebbe essere uno dei motivi per cui il nuovo coronavirus è così altamente contagioso, ma non fa alcun riferimento alle cariche ioniche positive, ben visibili che presenta sulla superficie esterna la proteina spike che potrebbero semplicemente essere calamite più’ POTENTI.

E se l’argomento non viene considerato, quali sono le conclusioni di Fang Li e collaboratori? Il nuovo modello potrà quindi essere utile per lo sviluppo di farmaci e vaccini in grado di prendere di mira la proteina spike e di neutralizzare il coronavirus. “Il nostro studio può guidare lo sviluppo di anticorpi monoclonali che agiscono come un farmaco per riconoscere e neutralizzare la parte legante il recettore della proteina spike”, conclude Li. “Oppure, una parte della proteina spike potrebbe diventare la base per un vaccino”. Oppure continua a mantenere la medicina sulla strada a fondo cieco oltre il quale si blocca e si arrotola su sé stessa, piuttosto che dirottare prendendo la strada della biofisica che potrebbe portare molto più lontano, e magari risolverlo anche alla radice questo e altri problemi.

All’esterno la proteina Spike è fortemente ionizzata positivamente, quindi di logica per inattivarla, obiettivo a cui vorrebbe arrivare Fang Li, si potrebbe anche provare a deionizzarla utilizzando il principio dello scambio che è un processo molto efficace per eliminare dall’acqua impurità, residui e sostanze nocive. E per farlo si usano sostanze che in virtu’ della propria conformazione superficiale favoriscono notevolmente l’adesione degli ioni determinando uno scambio ionico.

Non a caso la NASA studiò il fenomeno e permise la messa a punto di aggeggini come quello che ho al collo che sono considerati efficacissimi contro i virus. Iniziarono ad occuparsi dell’argomento per eliminare gli odori che invadevano le navicelle per colpa del carburante utilizzato e poi casualmente videro anche il suo effetto sui virus. Da qualche parte ho anche il link della ricerca originale della NASA rintracciabile sul sito ufficiale della NASA; l’aggeggio sfrutta il fenomeno della fotocatalisi che avviene utilizzando una fonte luminosa e una bobina di Tesla e dei metalli preziosi di cui non sono a conoscenza. Per ora non mi è ancora venuta voglia di smontarlo.

L’unico che ha affrontato questo argomento, il Professor LUC Montagnier, è stato tacciato di demenza senile. Montagnier già collaborava in questo senso con Emilio Del Giudice

TORNANDO al CoV-2; se pensassimo alla relazione che esiste, tra la carica positiva ionica della proteina SPIKE, e la differenza di potenziale delle membrane cellulari negativa che è in media di 70 m. Volt, e alle pompe ioniche membranali, ci si apre un altro panorama. Sappiamo bene quale è l’origine elettrochimica del potenziale di membrana a risposo. Con l’equazione di NERNST possiamo calcolare il potenziale di equilibrio di uno ione, con quella di Goldman-Hodgkin-Katz calcoliamo il potenziale di membrana a riposo per una cellula permeabile a 3 specie ioniche, ione sodio, potassio e cloro, ciascuna con un suo coefficiente di permeabilità. Getullio Talpo e Emilio Del Giudice, fisici conoscevano queste equazioni e le hanno usate per produrre macchinari medici, ma i medici le conoscono anche se usano questi macchinari? Sanno come agiscono? Come mi accade, spesso mi dicono non ci credo! Rispondo, non c’è da credere nulla, solo da studiare e da capire.

Il potenziale di membrana a riposo varia tra meno 40 e meno 100 millivolt, ed è generato come dice la biochimica da canali ionici aperti e selettivamente permeabili ad una specie ionica-ione, da gradien-ti ionici mantenuti stabilmente da trasporti attivi, che non possono essere altro che attrazioni o re-pulsioni MAGNETICHE. Gli ioni influenzano il potenziale di membrana a seconda della loro permeabilità e con l’equazione della tensione di Goldman – Hodgkin – Katz, utilizzata nella fisiologia della membrana cellulare si determina il potenziale elettrico di inversione attraverso la membrana cellulare, tenendo conto di tutti gli ioni, che sono cariche elettriche, permeanti attraverso quella membrana.

Il potenziale di riposo negativo è dovuto all’alta concentrazione di ioni positivi di potassio intracellulare, e alla tendenza dello ione a sfuggire all’esterno, lasciando una carica netta negativa attraverso i canali del potassio, ione positivo, aperti a riposo. Gli altri ioni contribuiscono poco al potenziale di riposo, in quanto la membrana a riposo è poco permeabile ad essi.

Quando sento poco o tanto, sorrido, perché in questo caso la scienza perde la sua scientificità per diventare arte che sfrutta non dati scientifici, ma dati affettivi; il poco di qualcuno può essere enorme per altri e quel poco che a quel livello sembra ininfluente, diventa fondamentale ad un altro livello che appartiene allo stesso sistema. Ritorna che non esiste alcun sistema chiuso, ma un sistema viene considerato chiuso solo per comodità scientifica per poter andare avanti nel discorso che altrimenti si fermerebbe per ignoranza, e si giudicano ininfluenti le interferenze esterne.

Perché non calcolare esattamente i valori necessari per le entrate e le fuoriuscite ioniche dalla cellula tramite le membrane e intervenire su quelle? La ionorisonanza ciclotronica sfrutta proprio quel principio ripristinando, nel caso dell’osteoporosi, la frequenza ciclotronica dello ione calcio che, seppur presente nell’organismo, non viene più inglobato nella cellula per produrre osso, e sottoposto alla corretta frequenza, viene accordato e suonando la giusta nota ciclotronica, ritorna a funzionare. Paradossalmente nell’osteoporosi il calcio non manca, non viene solamente utilizzato perché pur essendo sempre calcio, i suoi elettroni hanno cambiato velocità o meglio frequenza ciclotronica.

Ci sono molti altri noiosi discorsi da fare circa quanto si sa degli ioni ma non si sa tutto degli ioni e anche il loro studio non prevede lo studio contemporaneo di ioni positivi e negativi; si sa di piu’ di quelli positivi, molto meno di quelli negativi.

Il motore della cellula vivente alla fine è racchiuso nel fenomeno del passaggio transmembrana, il cui esempio più semplice è quello dell’ossigeno; il polmone respira aria che arriva agli alveoli che cedono l’ossigeno al sangue che si trova dall’altra parte dell’alveolo, si carica di ossigeno e lo porta dappertutto per nutrire le cellule e nutrire significa produrre energia, l’ATP, il ciclo del dottor Krebbs, allievo di Otto Heinrich Warburg che vinse il Nobel, Otto, per la scoperta della natura e delle modalità di azione degli enzimi respiratori”. Questa permeazione di molecole dentro e fuori delle cellule è stato ben identificato dal punto di vista modifiche chimiche e ioniche che vi avvengono e descriverlo è abbastanza semplice se si pensa ad una cannuccia che penetra, senza farla scoppiare, una bolla di sapone, ma guardando la bolla diventa difficilissimo pensare a canali e pompe ioniche perché è la forza impressa alla cannuccia che permette l’azione, ma quella da osservare è invece la permeabilità della bolla che è identica come meccanismo a quella della membrana cellulare che è solo piu’ complessa perché sceglie cosa entra e cosa esce, è quella l’unica differenza.

Tale fenomeno sfrutta due fenomeni fisici noti: la tensione superficiale e l’elettricità statica.

L’elettricità statica si genera per strofinio di materiali isolanti; l’attrito “strappa” elettroni da uno dei due materiali, che si carica cosi’ positivamente, e li sposta sul secondo, che si carica negativamente. Essendo poi i materiali isolanti, la carica rimane localizzata, generando un campo elettrico e di conseguenza un potenziale elettrostatico che dà la scossa se lo tocchi, come a volte succede dando la mano a qualcuno, lontano ricordo il dare la mano. Esiste anche l’elettrizzazione per contatto e l’elettrizzazione per induzione.

Non spiego cosa sono gli ioni, ma solo che possono avere carica positiva e negativa, e quando si muovono, determinano la conduzione elettrica nei liquidi e nei gas e nelle cellule umane che sono ricche di acqua.

Invece per ricordare la tensione superficiale ricordo ragni o altri piccoli insetti fermi sulla superficie dell’acqua di un lago o di uno stagno, come se fossero sostenuti da un sottile foglio di gomma che non affondano, ma deformano solamente come se fossero su un tappeto elastico, ed i bambini nati prematuri che possono soffrire di difficoltà respiratoria. La spiegazione dei due fenomeni deriva da una proprietà fondamentale della superficie di un fluido. Tra le molecole che la compongono, agiscono delle forze attrattive per cui una molecola che si trova all’interno del fluido risente di forze in tutte le direzioni, dovute alle molecole che la circondano da tutti i lati, e forza risultante esercitata su tale molecola è quindi pari a zero, ovvero non viene attirata da nessuna parte dentro la goccia.

Se la molecola si trova viceversa sulla superficie esterna, l’insieme delle forze che agiscono su di essa generano una forza che la spinge verso l’interno perché il numero di molecole che la circondano è nettamente inferiore, sopra non ci sono altre molecole, e i legami intermolecolari di coesione sono minori. La conclusione è che per spostare una molecola dall’interno del fluido fino alla superficie, deve essere compiuto del lavoro, e serve una certa energia definita “tensione superficiale. La superficie di un liquido quindi si comporta come se fosse una sottile membrana elastica, resistendo alla tendenza ad aumentare la sua area e la stessa cosa avviene per la membrana cellulare. Se una goccia di rugiada viene deformata a forma di ellissoide, essa velocemente ritorna alla sua forma sferica originale, quella che a parità di volume, garantisce la minore superficie possibile. Analogamente, quando un insetto si posa sulla superficie di uno stagno, crea degli avvallamenti, determinando così un aumento della superficie e l’acqua si oppone e resiste a questa deformazione con una forza sufficiente a sostenere il peso dell’insetto, a patto che quest’ultimo non sia troppo grande.

Forse non tutti lo sanno, ma la nostra respirazione sarebbe difficoltosa se alcune molecole benefiche non diminuissero la tensione superficiale del film liquido, essenzialmente acquoso, che ricopre i nostri polmoni. Lo scambio di ossi-geno e anidride carbonica fra l’aria inspirata e il sangue avviene nei polmoni attraverso le membrane degli alveoli che utilizzano una sostanza tensioattiva, il surfactante, a composizione chimica complessa, che evita l’adesione delle pareti alveolari durante gli atti espiratori, ne mantiene l’elasticità e ne favorisce la detersione dalle impurezze e possiede, inoltre, azione antibatterica e antivirale. Nella sindrome da insufficienza respiratoria dell’adulta, si osserva un aumento della permeabilità alveolo-capillare con conseguente passaggio negli alveoli di proteine sieriche che inattivano il surfactante e danneggiano le cellule che lo producono; nelle fibrosi interstiziali diffuse, la riduzione del surfactante riveste un ruolo nel processo di fibrosi irreversibile.

Nel 2009 Luc Montagnier, Premio Nobel per la Medicina, ha riconosciuto la validità dei domini di coerenza, dichiarando come l’acqua non è affatto una sostanza inerte, ma può assumere configurazioni particolari, emettendo onde elettromagnetiche che possono diventare strumento di terapia e di regolazione non farmacologica, ma sempre profondamente medica. Il DNA delle cellule emette delle onde a frequenza molto bassa, da zero a poche centinaia di Hertz.

Sono stati resi noti gli studi sullo scompenso di questo ”range” che compromette l’equilibrio della cellula, con l’insorgere delle manifestazioni di patologie come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, Artrite reumatoide, e le malattie virali, come Hiv-Aids, influenza A ed epatite C, “informano” l’acqua del nostro corpo (acqua biologica) della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi “letti” e decifrati» (fonte IlSole24ore) …… e perché non modificati qualora fossero proprio questi segnali la causa di malattia?

In questo articolo del Gennaio 2010, scrivevo: Ciò che Montagnier non vede. Da non molto è uscita la notizia che il Premio Nobel Montagnier si stia occupando della risonanza virale. Sembrerebbe che il suo interesse sia esclusivamente determinato dal fatto che, identificando le frequenze, potremo rintracciare le infezioni sul nascere. Del resto non si accenna al fatto che il danno virale, potrebbe derivare direttamente dall’interferenza di queste frequenze con le frequenze molecolari cellulari.

Qualche mese fa, intervistato, il Professor Montagnier sembra abbia anche Lui rivolto il suo interesse alle onde magnetiche da utilizzare non solo diagnosticamente ma anche come terapie nei confronti delle infezioni virali, e se fosse individuata la strada, questa potrebbe sicuramente valere per i prioni e anche per i batteri in quanto le endotossine batteriche sembrano proprio funzionare come i virus che sembrano funzionare come i prioni che pero’ non hanno né DNA né RNA.

Arriviamo ai PRIONI, quelli che divennero famosi per la MUCCA PAZZA; una semplice proteina che anch’essa si replica come avviene per i virus, ma senza avere DNA ed RNA. Per saperne di più’ di questo argomento ci si deve rivolgere, non ai virologi, visto che ad oggi i “prionologi” non ci sono ancora, ma all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare INFN.

Prione, dall’inglese prion é un acronimo che significa particella infettiva solamente proteica corrispondente ad un “agente infettivo non convenzionale” di natura proteica. Si tratta di un isomero conformazionale di una glicoproteina normalmente espressa. La proteina dal punto di vista di molecolare ed atomico è identica a quella sana, ma cambiano i rapporti posizionali delle medesime molecole e come in un caleidoscopio, con una semplice rotazione cambia l’immagine quindi anche l’effetto che viene generato. Essendo una glicoproteina, non è un virus o un microrganismo, è quindi privo di acidi nucleici e conseguentemente di informazione genetica, ma ne deve avere per forza di cosa un’altra visti gli effetti. Non si può essere certi che una cosa che non si vede non esista.

La glicoproteina prionica è una proteina coniugata che contiene carboidrati legati covalentemente alla struttura polipeptidica e che appartiene ad un vasto gruppo di composti biologici di considerevole importanza. Il prione dimostra che una semplice glicoproteina può essere patogena inducendo modifiche strutturali e riproduttive nelle cellule con cui viene a contatto.

L’isomeria è molto diffusa e importante nei composti organici; una proteina che non è patogena, semplicemente deformandosi diventa patogena. E come può essere? La sola deformazione spaziale non cambia la composizione chimica, ma può modificare la frequenza propria del campo magnetico che emana.

Allargando le spire di una antenna o cambiando le distanze dei vari elementi di una antenna, sempre gli stessi, viene modificata la frequenza di lavoro di quell’antenna, modifica che può danneggiare la radio trasmittente a cui è collegata. Distanziando i due componenti di un diapason si cambia la frequenza del diapason stesso.

Nel caso di radiotrasmittenti per un corretto funzionamento si controlla la presenza di ONDE STAZIONARIE o ROS (Rapporto di Onda Stazionaria), e in Medicina, stranamente i ROS sono i radicali liberi, piccole particelle particolarmente aggressive che si formano in modo incessante nel nostro organismo come prodotto di scarto dei naturali processi metabolici che usano ossigeno per produrre energia determinando ossidazione che è come la ruggine e qui ROS significa specie reattive dell’ossigeno, Reactive Oxygen Species con una stranissima analogia per il danno che generano, come lo fanno le onde stazionarie. Un’onda stazionaria è una perturbazione periodica di un mezzo materiale, le cui oscillazioni sono limitate nello spazio: in pratica non c’è propagazione lungo una certa direzione nello spazio, ma solo un’oscillazione nel tempo. L’onda oscilla ma non si diffonde e il movimento che si verifica è il profilo dell’onda stazionaria che si muove “su e giù ” in alcuni punti.

Il ROS rappresenta la scala di disadattamento dell’Antena per cui, se non si ha una buona taratura dell’antenna e si trasmette un segnale radio espresso in WATT di potenza, parte di questa, non viene rilasciata nell’etere e ritorna indietro nell’apparato radio danneggiandolo o rendendolo addirittura non più funzionante. Ogni antenna è progettata per risuonare in una data frequenza ed una buona taratura garantisce una buona emissione e la ovvia salvaguardia dell’apparecchiatura e garantisce anche una miglior ascolto da parte della radio che deve ricevere il segnale. Ovviamente se ci si allontana dalla frequenza o dal canale dove è stata tagliata e tarata l’antenna, il R.O.S. varierà aumentando. Un R.O.S. perfetto e significa che il 100% della potenza d’uscita è trasmessa in etere. Così funzionano le antenne; e questa è fisica, ma la cellula potrebbe funzionare nel medesimo modo.

Torniamo ai virus che, per alcuni biologi sono considerati come forma di vita, solo perché possessori di materiale genetico, perché si riproducono ed evolvono mediante la selezione naturale ma questo avviene solo dentro altre cellule viventi animali umane e anche vegetali. I virus non presentano un metabolismo e pur avendo altre caratteristiche delle cellule viventi ma non altre, sono considerati “organismi ai margini della vita”. I prioni vanno oltre, non hanno DNA e neppure RNA ma si replicano e producono danni proprio come fanno i virus. Il fenomeno prioni avrebbe dovuto mettere in discussione tutte le certezze dei virologi, e anche degli immunologi. Diventa razionale e logico pensare che già la proteina possegga quelle proprietà, o addirittura dei costituenti delle proteine. Il sole per dare la vita all’ambiente terreno, per produrre ossigeno sfrutta il principio della fotocatalisi, e la chimica si è appropriata della catalisi descrivendolo come fenomeno che interviene sulla velocità di una reazione chimica per intervento di una sostanza (o miscela di sostanze) il catalizzatore, che non viene consumato nel procedere della reazione stessa, ma come amo ricordare ai cugini chimici, questo dipende esclusivamente dai famosi legami fisici, chiamati chimici, di attrazione o respingimento, per cui pensare anche cosa possano fare gli influssi magnetici non sarebbe una brutta idea.

Ritornando ai prioni, è stato realizzato un modello computazionale realistico che spiega il meccanismo della loro replicazione.

La descrizione è stata pubblicata su PLOS Pathogens, e la si deve al gruppo di ricerca dell’Istituto Telethon Dulbecco presso l’Università di Trento guidato da Emiliano Biasini, in collaborazione con il gruppo di Pietro Faccioli del dipartimento di Fisica dello stesso ateneo e afferente all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. In questa ricerca viene ulteriormente dimostrata l’importanza della collaborazione della medicina con la fisica oltre che con chimica e biochimica. I prioni sono quindi versioni anomale, di proteine normalmente presenti nel cervello dei mammiferi, anomalia conformazionale, e sono in grado di replicarsi e propagarsi in maniera simile ai virus senza possedere DNA ed RNA.

L’esatto meccanismo è ancora sconosciuto, ma si sa che questi prioni possono indurre il cambiamento della loro forma normale in quella anomala che poi prende il sopravvento e forma degli aggregati che “uccidono” le cellule nervose, provocando delle gravissime patologie neurodegenerative chiamate encefalopatie spongiformi trasmissibili. Se chimicamente non è spiegabile questo fatto, la fisica ci può aiutare. Queste proteine anomale che colpiscono contagiando l’uomo, generano malattie come la malattia di Creutzfeldt-Jakob, l’insonnia fatale familiare e la malattia di Gerstmann-Sträussler-Scheinker che sono considerate malattie spontanee, genetiche o infettive molto rare, che insorgono in genere in età adulta dopo una latenza molto lunga, ma con un’evoluzione rapida e infausta dopo la comparsa dei primi sintomi. Già dagli anni ottanta, si conoscono grazie alla ricerca del Premio Nobel Stanley Prusiner, ma da lì in poi non è stata fatta molta strada, perché non si possono osservare direttamente. Emiliano Biasini, biologo, guida dal 2015 un gruppo di ricercatori all’Università di Trento per occuparsi dei Prioni e scrive: La loro tendenza ad aggregare, infatti, ha reso finora impossibile applicare la cristallografia a raggi X, la stessa tecnologia di Fang Li, o la risonanza magnetica nucleare, i metodi più comunemente utilizzati per caratterizzare finemente la struttura delle proteine, fino al livello atomico; d’altra parte, un modello affidabile della proteina prionica è essenziale per disegnare delle strategie terapeutiche mirate. In questo senso, un grosso aiuto è arrivato da una disciplina apparentemente distante dalla biologia e dalla chimica, ovvero la fisica subatomica»”.

Uno studio simile avrebbe senso svolgerlo anche per i virus ed i batteri, ambito dove si pensa di sapere molto, ma se si studia solo la componente materiale di una struttura, probabilmente si conoscerà solo una miliardesima parte di quello che abbiamo l’ambizione di voler studiare come disse colui che dimostrò il Rapporto Fotone Nucleone essere un miliardo a 1, e vide assegnato un premio Nobel.

Pensando ai prioni, diventa logico ipotizzare la possibilità di produrre un prione terapeutico, un antiprione, ovvero una semplice proteina, che, agendo con lo stesso metodo possa assumere un effetto anticorpo, per rendere innocue le proteine virali, ed impedirne la replicazione, ed in particolare per la proteina spike impedirne l’aggancio alla cellula bersaglio, e magari verificando non tanto la struttura, ma l’intensità del campo magnetico, la polarità e la frequenza dei componenti, una specie di contro frequenza come venne fatto per annullare i segnali radar nella seconda guerra mondiale o generare interferenze per impedire alle frequenze virali o dei virus o dei batteri, qualora fosse dimostrata l’ipotesi patogena tramite segnali magnetici di sviluppare il loro effetto patogeno, e per altre situazioni anche mutageno, come venne dimostrato essere cancerogeni i raggi xl.

Un’altra ipotesi, e di questa abbiamo già le prove pratiche della ionorisonanza ciclotronica, è di agire sugli ioni andando a conoscere anche dal punto di vista biofisico cosa accada a livello delle pompe ioniche e dei canali ionici, per decifrare il linguaggio delle frequenze e come queste permettano la comunicazione intercellulare, ed anche i vari sistemi interagenti che sono coinvolti nella VITA.

Potrebbe proprio essere questa grande disgrazia causata dal Sars-Cov-2 che potrebbe darci lo spunto e sarebbe la nostra stele di rosetta o il codice di Hammurabi, che ci permetterebbe di decifrare i geroglifici costituiti dal linguaggio delle onde magnetiche che sono un vero e proprio alfabeto, o meglio come un alfabeto morse cove si riesce a rappresentare tutto con punti e linee… e qui abbiamo ossigeno e idrogeno…. H e O, acqua, gli atomi che costituiscono il 99% degli atomi di un organismo vivente.
Una teoria non deve essere esatta, deve spiegare quello che spiegava la teoria precedente e qualcosa in piu’, ed è quello che si intende fare, anche se tra mille difficoltà.

Quando si parla di energia, si parla sempre di potenza, e mai di frequenze, ma ciò che caratterizza le differenze dell’energia delle diverse molecole non è la potenza, ma proprio la frequenza e la tavola di Mendelaieff andrebbe sostituita con una tavola frequenziale e ogni virus ha una frequenza ben specifica per cui con un misuratore di campo ed un buon frequenzimetro, individuata la frequenza del coronavirus, potremmo detectarlo come fanno i rabdomanti per trovare l’acqua.

Nel 2005 la terapia biofisica in Piemonte venne inserita nei LEA, i Livelli essenziali di assistenza prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). Venne quindi allestito il primo ambulatorio di medicina quantistica nella divisione di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale civile di Novi Ligure, dove io fui assistente di ruolo.

I punti di riferimento per questo argomento specifico sono gli studi e le ricerche del Prof. Giuliano Preparata, che li descrive nel testo “QED coherence in matter”. Molto importante è il capitolo in in cui teoricamente dimostra l’organizzazione dell’acqua in cluster – “domini di coerenza” -,

Le principali applicazioni della medicina quantica si individuano nella ionorisonanza ciclotronica endogena e in quella che comunemente viene definita biorisonanza magnetica pulsante, ma con quest’ultima occorre stare molto attenti perché in queste apparecchiature sono fondamentali le frequenze utilizzate.

Gli altri riferimenti fondamentali sono Getullio Talpo, meno conosciuto ma importantissimo, ed EMILIO Del GIUDICE noto anche per gli studi sulla fusione fredda con l’amico Giuliano Prepara-to, Stanley Pons e Martin Fleischmann. Da leggere il suo libro composto col giornalista Maurizio Torrealta, «Il segreto delle tre pallottole». Una sua frase che sento mia “La società si è costruita con le sue leggi, che non sono la conseguenza delle leggi della biologia, sono le leggi dell’economia che sono leggi diverse. La legge della biologia richiede la cooperazione, la legge dell’economia richiede la competizione. Quindi, in questo senso, l’economia é intrinsecamente un fatto patologico, che genera patologia, che genera malattia. Finora nella storia umana si è stati nella preistoria, perché la specie umana come tale non ha mai avuto la possibilità di formarsi, perché per formarsi i suoi componenti debbono risuonare tra di loro. La competizione è l’esatto contrario, della risonanza. Finché esiste un regime fondato sulla competizione tra gli esseri umani, il problema della salute e della felicità non potrà mai essere risolto.” Lo cito ancora una volta: Le scienze che producono enunciati universali sono “predittive” e chi le pratica ama chiamarle “dure”. Mentre le scienze che producono enunciati esistenziali sono chiamate “descrittive” e chi non le pratica le chiama “molli”. I biologi, spinti dal paradigma popperiano, hanno sviluppato una insana invidia per la fisica e provano da tempo a proporre leggi predittive, matematizzate. Ma l’evoluzione stessa mostra come sia intrinsecamente impossibile prevedere la storia naturale. Possiamo identificare qualche “legge” genetica e qualche “legge” ecologica, ma quando queste interagiscono la situazione diventa talmente complessa che le previsioni “dure” diventano intrinsecamente impossibili.  

A proposito dello sci,

quando mi riavvicinai allo sci, dopo aver trascorso due mesi in montagna in terza elementare a San Sicario, con l’Italsider (come già accennato prima) e durante il quale periodo io mi ricordavo di aver pensato di aver imparato a sciare, feci una ulteriore Mounchausenata, molto stupida; una di quelle tipiche della mia personalità.

La logistica: Novi Ligure, la mia città che tanto amo e che nulla mi ha mai dato se non delusioni, ma molti amici, non offriva molto ai ragazzi della mia età e di quel tempo, erano gli anni sessanta, i famosi anni sessanta che, avendoli vissuti, non so che avessero per poter diventare famosi, forse bastava avere qualcosa non avendo nulla, proprio per avere qualcosa in più degli altri.

I tre cuginetti Danilo Massimo e Tiziano, ovvero io, visto che alcuni compagni di scuola sciavano, compresa la mia allora amichetta del cuore, sciavano e sembrava molto divertente, poi c’era la valanga azzurra con Thoeni Gross e il mio mito Erwin Stricker e gli altri, decisero di iscriversi al locale sci club “Valle Scrivia” e dedicarsi ad uno sport che allora non era per i molti di oggi. Lo sci club era gestito dal padre di un compagno di classe del liceo Galilei di Danilo.

Questo compagno di Liceo, era anche compagno di classe della mia futura moglie, e a me sembrava che fosse un po’ troppo interessato e che le facesse il filo ( anzi le faceva il filo, al punto che una volta lo affrontai e lo appesi al muro nel famoso laboratorio di chimica, senza tuttavia malmenarlo, ma mostrando quella volta i muscoli che, seppur piccolo avevo ed erano anche alquanto potenti, minacciandolo in maniera tale che gli passò ogni velleità concorrenziale).

Non giravano tanti soldi allora, né nelle tasche di 3 poveri studentini e nemmeno nel budget globale delle rispettive famiglie, anche se si viveva decorosamente ma non fu’ neanche quello il motivo, in fondo non avevo intenzione di investire molto nello sci senza sapere se sarebbe poi diventato passione o un momento di stravaganza effimera. Per quel motivo io andai ad abbigliarmi alla Standa; a parte gli sci, comprati usati, marca Persenico, stessa marca di Thoeni, e gli scarponi, ancora in pelle ma già con i ganci, mi abbigliai proprio alla Fantozzi, compreso passamontagna.

La prima gita sugli sci fu’ organizzata a Cervinia; a parte gli episodi inerenti al viaggio, si era partiti alle 6 e 30 di mattina, sull’ autobus, visto che con noi c’era anche il maestro di sci, e che l’organizzazione provvedeva anche a fornirci le tessere con i punti e ski pass per poter utilizzare i mezzi di risalita sulle piste, avvenne la prima cernita. “chi resta al campo scuola per apprendere le prime nozioni di sci…chi sale al Plateau per la discesa?”.

Il gestore lo sci club, buon sciatore, naturalmente saliva a Plateau Rosà, e anche mia moglie, discreta sciatrice non poteva restare al campo scuola.

Non so’ se per presunzione o per gelosia, io dissi che dieci anni prima avevo imparato a sciare e che lo sci era come la bicicletta, una volta imparato non si dimentica più.

Un’ ora di coda per prendere la funivia, cambio di funivia e arriviamo a Plateau Rosà. Già per il fatto di essere là in cima a 3480 metri di altezza sul livello del mare, mi girava la testa, una sensazione di leggerezza, di euforia e di nausea, tutto mescolato e casualmente riproponendosi con le varie sfaccettature della sensazione prima descritta, nausea seguita da vertigine, leggerezza seguita da nausea e così per tutta la giornata ; una nebbia paurosa, un freddo tremendo; io mi ricordavo lo sci come una sensazione di libertà, di candore, di luminosità con quel caratteristico odore che liberano gli indumenti bagnati dalla neve; la famosa sensazione alla Marcel Proust descritta nel romanzo “a la recherche du temp perdu”, dove la vista , l’ odore ed il gusto di qualche biscotto rievocavano sensazioni già vissute e riproposte dal solo assaggio; quel giorno sulla neve, a Cervinia, sulle piste tanto e spesso decantate da Mike Bongiorno, a quei tempi segnalato sulle candide nevi abbigliato con una tuta verde pisello inconfondibile, sembrava un altro mondo; non c’era nulla di famigliare; a parte le fiamme, l’inferno avrebbe potuto essere descritto come l’ arrivo della funivia di Cervinia di quel giorno.

Mi misi gli sci che erano stati appropriatamente sciolinati (tra l’altro a quel tempo andavano di moda lunghi come te più tutta la lunghezza del tuo braccio, e io così li avevo io, forse ancora di più perché’ usato prendi quello che trovi) e provai a scendere.

Punto e virgola, punto e virgola, punto e linea, punto punto, punto e virgola. Ecco cosa si sarebbe visto dall’alto osservando il tragitto del percorso che riuscii a difficoltà a compiere.

Le tracce che lasciai quel giorno sulla neve, sembravano più una trasmissione in codice morse che qualsiasi altra cosa, dove la virgola o le rare linee rappresentavano il percorso fatto sugli sci, e dove il punto rappresentava l’esito del tonfo che generava una buca dovuta ad una delle tante incalcolabili rovinose cadute.

A prescindere dal fatto che il mio cervello non reagiva al cento per cento, per colpa dell’altezza, i miei sci partivano al di là della mia volontà, percorrevano mezzo metro ed io trascinato e sbilanciato non riuscivo a far altro che cadere, non riuscendo ad adeguarmi subito alla velocità che raggiungevano grazie anche all’esagerata quantità di sciolina che misi sulle lamine.

Penso che il tragitto massimo senza interruzione di “punti” non riuscisse a raggiungere i 5 metri, con medie di un paio di metri e con scie che, partendo parallele, si biforcavano immediatamente con andamento esponenziale divaricante, oltre la tenuta di cosce che tendevano alla disarticolazione.

Per un paio di ore, ma forse meno, visto che avevo perso ogni rapporto spazio temporale, la mia compagna ed altre due signore, riuscirono a non perdere la pazienza avendo compassione di un irresponsabile giovanotto che apparteneva al loro stesso sci club; una davanti e due dietro.

Non so esattamente quando e dove, ma appena le signore videro passare un gatto delle nevi, si raggrupparono, borbottarono e decisero che per avere una minima possibilità di rientrare prima dello scioglimento delle nevi, forse sarebbe stato meglio che utilizzassi quel mezzo meccanico per giungere a valle.

Certo è che, a quella velocità di discesa, senza interventi miracolosi, visto che nel mio stile non compariva nessun sintomo di miglioramento, mai e poi mai saremmo giunti in orario all’ appuntamento col torpedone dello sci club, e forse neppure se fosse ripassato una settimana dopo.

Profondamente impacciato, inebetito dalla carenza di ossigeno a quell’altezza, ma quasi completamente assiderato e bagnato (l’ abbigliamento acquistato alla Standa non teneva minimamente l’ acqua, e l’ idrorepellenza era un optional non previsto dalla fabbricazione perché penso che nelle indicazioni non era previsto che qualcuno così abbigliato si facesse trasportare sino a Plateau Rosà), non ebbi la spudoratezza di non accettare la proposta, seppur a malincuore perché mi ricordavo di aver sciato e anche di essere stato capace di sciare, ma d’altra parte, sapendo che mi veniva salvata la vita (pensai in quel momento ai caduti in Russia, io ho uno zio disperso in Russia), nonostante la creazione di un precedente che mi avrebbe tormentato tutta la vita se non avessi successivamente dimostrato di aver imparato sia lezione che a sciare.

Si avvicinò il felino delle nevi e pensavo al calore che avrei ritrovato nella cabina di vetro.

Il gatto delle nevi era di quelli larghi, della Prinoth, con due grossi cingoli laterali e con una piccola cabina, quelli per battere le piste; non c’era posto per me in cabina e difatti il conduttore, un maestro di sci locale, mi fece accomodare, accomodare, come posso scrivere accomodare, meglio dire rannicchiare dietro, tra i due cingoli, attaccato a due supporti dove con delle cinghie erano anche assicurate, due per parte, delle taniche contenenti probabilmente il carburante del mezzo, luride, unte e scivolose e puzzolenti.

Dopo essermi “accomodato” meglio possibile in quella scomodissima posizione che prevedeva anche che mi tenessi, aggrappandomi a destra e a sinistra nei due appigli posteriori della cabina a cui, esternamente mi ero appoggiato, il maestro iniziò la mesta discesa che per me aveva tutto il sapore di un corteo funebre, mancava solo una gattoradio che trasmettesse la “MARCIA FUNEBRE Op.35 di Frédéric Chopin”.

Scendendo passammo elegantemente in mezzo agli sciatori domenicali, e più in basso raccogliemmo un altro passeggero; una sciatrice, giovane, carina, per la quale in conducente, facendosi stretto stretto, trovò in un baleno il modo di farla accomodare di fianco a sé.

Stranamente per me il posto non c’era, per l’avvenente signorina facilmente veniva creato lo spazio! Dimenticavo, il conducente era un maestro di sci.

Anche la signorina aveva avuto difficoltà con la discesa, ma non era salita sino a Plateau Rosà, ma si era accontentata di scendere dalla funivia a Plan Maison a 2561 m. e quindi un kilometro in quella scomodissima e freddissima posizione lo avevo già percorso.

Con il sopraggiungere della graditissima ospite con cui iniziò immantinente a discutere e gesticolare, mi accorsi che lo stile di guida del conducente cambiò di botto.

La prima cosa che notai fu l’aumento della velocità e i repentini cambianti di direzioni che non disdegnavano di salire anche su gobbe che sarebbe stato meglio evitare per un veicolo da neve con un passeggero aggrappato in uno spazio riservato alle taniche del carburante, taniche che erano state solidamente assicurate solo legandole con i manici allo stesso appiglio a cui ero aggrappato; questo a destra, con a sinistra la medesima situazione.

Comunque da quel momento non so’ cosa prese al guidatore, forse una mania esibizionistica, forse la situazione era diventata urgente, fatto sta’ che continuò ad accelerare in maniera incredibile, compiendo anche manovre spericolate, sulle gobbe che si erano venute a creare sulla pista e anche su gobbe che sembravano dune del deserto dei Gobi. Pur andando molto più veloci il tragitto restante mi apparve molto più lungo di quello appena percorso, anzi mi apparve lunghissimo o per lo meno così mi sembrò.

Probabilmente affascinato dall’avvenenza dell’imprevista ospite salita col lui, il caro maestro di sci della FISI, di Cervinia, si era completamente dimenticato di avere un altro passeggero, sicuramente molto meno gradito, posizionato in una scomoda incerta ed inappropriata posizione.

Durante quella seconda interminabile discesa, quando la velocità aumentò in maniera esponenziale e anche il percorso assunse l’aspetto di una pista di motocross, fui costretto a trattenermi ancora più saldamente con entrambe le mani ai supporti, dovetti raccogliere ancora di più, raggomitolandomi ulteriormente, le gambe al corpo ad evitare che queste sbalzate a destra e a sinistra, urtassero contro la violenza dei cingoli che scorrendo nelle pulegge articolari che scagliavano brandelli di neve e di ghiaccio dappertutto, ed io stavo appunto dentro quel dappertutto, non riuscendo a proteggermi oltremodo perché dovevo anche trattenermi per non essere espulso dal mezzo che mi ospitava, dove non era previsto che nessuno venisse alloggiato, le mani mi servivano per rimanere aggrappato.

Nonostante tutto il mio impegno, non potetti (più comune potei ma meno cacofonico potetti) evitare le tanicate che ricevetti dalla destra e dalla sinistra; come avevo già fatto notare, le taniche erano state assicurate con alcune corde, alle maniglie a cui io stesso ero appeso, mentre il corpo e la parte distale delle suddette taniche era libero, libero anche di sbattere come una porta sbattuta dal vento, potendo coprire in quel violento “sbattere” un arco molto ampio, sia a destra e sia a sinistra, ed nello spazio compreso tra i due archi io mi trovavo, sia a destra, sia a sinistra.

Gridai, ma la mia voce si spegneva tra lo scampanio delle taniche di cui io ero diventato il batocchio ed allora, anche da eretico mi misi a pregare, pregai affinché l’autista ritrovasse il senno visto che la discesa aveva assunto un contorno di gara da discesa libera ma con gobbe.

Una delle taniche, probabilmente mezza piena, o mezza vuota visto che in quella situazione non era riscontrabile nessun indizio per potersi esprimere ottimisticamente, iniziò a perdere parte del contenuto’ che incominciò ad intridere il mio abbigliamento, abbigliamento che inumidito dal carburante, iniziò ad esalare fumi inebrianti che peggiorarono ulteriormente il mio stato di coscienza; per fortuna iniziavo a vedere all’orizzonte gruppuscoli di persone e qualche edificio. Poteva essere un miraggio, o poteva essere l’arrivo dell’impianto di risalita di Cervinia; sulla destra il Monte Cervino non si riusciva a scorgere perché la nebbia era molto fitta.

Avendo entrambe le braccia impegnate a sostenermi, fui impossibilitato a proteggermi.

Arrivato a valle, dopo che il maestro si accomiatò dalla passeggera dopo essere riuscito a farsi dare un numero di telefono o un appuntamento, si accorse di me, ma non riconoscendomi, in ogni caso ricevetti le sue scuse perché candidamente mi confessò di essersi dimenticato di me.

Discesi con tutte le articolazioni intorpidite dal freddo, muscolatura compresa, e diedi l’incarico ai miei piedi di baciare il terreno, non riuscendo a fare altro che, camminando a fatica, a recarmi nel primo edificio raggiungibile, ove potesse essere possibile ricevere un Punch al mandarino, bollente.

Entrai nel brusio generale che si smorzò immediatamente; scorsi la mia immagine in uno specchio che si trovo’ al mio cospetto, lo salutai e contemporaneamente e specularmente ricevetti da lui lo stesso saluto; sentivo anche un acre odore di benzina che purtroppo proveniva da me; le sopracciglia ghiacciate con cristalli di ghiaccio che come stalattiti pendevano davanti alle mie palpebre, ed un naso rossissimo e che sembrava battesse come un cuore. Gli occhi ripresero al meglio la loro funzione e mi accorsi che stavo salutando me stesso e vidi due occhi distrutti con una lingua che pendeva sul davanti come una cravatta.

Sentii una voce che mi chiamava e mi accomodai al tavolo dove mi aspettavano le 3 compagne che mi affidarono al gatto delle nevi; riuscii piano piano a riprendermi e quando uscimmo per raggiungere il luogo previsto per il rendez vous con il torpedone che ci avrebbe ricondotto a Novi, una di queste, dopo che ripresi un colorito da umano vivente, mi fece una foto. A quei tempi le foto venivano ancora scattate con pellicola in biancoi e nero. Eccola! Me la volle fare sotto la funivia che mi aveva trasportato in cima a 3480 metri del Piccolo Cervino, evento così viene descritta dalla pubblicità: “La funivia permette di raggiungere il comprensorio per sciare, ma è un’esperienza da non perdere anche per chi non scia e desidera godersi l’alta montagna, il cielo terso, la luce intensa del sole e l’aria frizzante. Nessuna foto può ricreare l’emozione del panorama che si apprezza dalla funivia o da Plateau Rosa al termine della corsa. Dalla terrazza è possibile ammirare tutti i 4.000 delle Alpi: gli scorci sul Monte Cervino sono straordinari ma si vedono anche i profili del Monte Bianco e del Gran Paradiso, il massiccio del Monte Rosa e le cime svizzere del Vallese per poi tornare con lo sguardo in Italia e posare gli occhi sull’inconfondibile sagoma a punta del Monviso, in Piemonte. Uno spettacolo che vale la pena di scoprire anche dal vicino museo “Una Montagna di Lavoro” dove una rosa segnaletica in bronzo massiccio indica direzione, nomi e altezza di tutti i quattromila del comprensorio, oltre alle cime più famose.” Forse io ero stato in un altro posto.

https://www.youtube.com/watch?v=UOTmrI5KTR8  

 

RISOTTO AI FUNGHI

Risotto ai funghi: un primo piatto classico e delizioso

Risotto ai funghi: un primo piatto classico e delizioso

Ingredienti:
• 340 g di riso carnaroli
• 350 g di funghi porcini
• 1/2 cipolla bianca
• brodo vegetale q.b.
• 40 g di burro
• 120 g di formaggio grattugiato
• prezzemolo fresco q.b.
• sale q.b.
• pepe q.b.
• 1 bicchiere di vino bianco
• olio extravergine di oliva q.b. difficoltà: facile
 persone: 4
 preparazione: 20 min
 cottura: 20 min
Il risotto ai funghi freschi è un primo piatto delizioso, profumato e invitante, perfetto da portare in tavola per ogni occasione.

Se siete in cerca di un primo piatto semplice e delicato, ma dal gusto avvolgente e raffinato, allora siete nel posto giusto: con un risotto ai funghi, infatti, non si sbaglia mai. Questo è un primo delizioso e che non passa mai di moda, ideale da servire durante una cena fra amici o perché no, per un pranzo in famiglia la domenica.

L’ingrediente protagonista, ovviamente, sono i funghi, che si possono utilizzare di diverso tipo: potete usare i porcini o gli champignon, oppure entrambi, dal momento che i tempi di cottura non varieranno e che la ricetta è la stessa. Siete pronti? Allora cominciamo!

Risotto ai funghi

Come fare il risotto con i funghi

  1. Per prima cosa, dedicatevi alla pulizia dei funghi. Tagliate i gambi e raschiateli, dopodiché, aiutandovi con un pennellino o con un canovaccio, eliminate la terra. Attenzione: non lavate i funghi sotto l’acqua!
  2. A questo punto, tagliate la cipolla e fatela soffriggere con due cucchiai di olio extravergine di oliva.
  3. Nella stessa padella, mettete il riso a tostare (salando e pepando già in questa fase) e poi sfumate con il vino bianco.
  4. Una volta evaporato l’alcool, cominciate a versare il brodo bollente e inserite i funghi tagliati a piccoli pezzetti.
  5. Lasciate in cottura fino a che il riso non sarà della giusta consistenza, e una volta pronto, mantecate con burro, formaggio e prezzemolo fresco tritato.
  6. Servite con una macinata di pepe, e buon appetito!

GIRO NEW GENERATION

GIRO NEW GENERATION

Tao Geoghegan Hart, Jai Hindley, João Almeida, Filippo Ganna, Jhonatan Narváez e Ben O’Connor sono stati tra i protagonisti di un Giro d’Italia all’insegna dei giovani. Da un punto di vista mediatico, grandi numeri anche per la nuova App, il nuovo sito e i social media della Corsa Rosa. Confermato l’impegno verso l’ecosostenibilità.



Milano, 26 ottobre 2020
 – Si è concluso ieri un Giro tanto imprevedibile quanto difficile che ha fatto emergere tante novità sia dal punto di vista sportivo che mediatico.

   
Il trionfo di Tao Geoghegan Hart (25 anni) davanti a Jai Hindley (24 anni) ha sancito l’importante cambio generazionale i cui primi segnali già si erano visti nell’ultimo anno e mezzo in altre competizioni del calendario ciclistico internazionale. 
Scorrendo l’albo d’oro della Corsa Rosa, bisogna tornare al 2008 per trovare un podio finale con i primi due corridori under 26. In quel caso era stato un 25enne Alberto Contador a salire sul gradino più alto del podio. 

Il Giro d’Italia si era aperto con la cronometro Monreale-Palermo vinta da Filippo Ganna, 24enne di Verbania laureatosi campione del mondo contro il tempo appena una settimana prima. Il corridore italiano si è ripetuto nella quinta tappa, imponendosi in solitaria a Camigliatello Silano e in tutte le altre prove a cronometro (tappe 14 e 21).
Con il primo arrivo in salita sull’Etna (tappa 3), il portoghese Almeida (22 anni) ha sfilato la Maglia Rosa dalle spalle di Ganna, per tenere il simbolo del primato fino alla tappa 18, sull’arrivo in salita dei Laghi di Cancano.
Giovani anche i successi di Jhonatan Narváez (23 anni) a Cesenatico nella tappa 12 e di Ben O’Connor (24 anni), a San Daniele Del Friuli nella frazione numero 17.

GRANDI NUMERI PER LA NUOVA APP, IL NUOVO SITO E I SOCIAL MEDIA DEL GIRO
Il nuovo sito e la nuova app del Giro d’Italia raggiungono numeri di grande interesse. Il sito (www.giroditalia.it) supera quota 119 milioni di pagine ovvero il 50% in più rispetto all’edizione del 2019. Crescono anche gli utenti unici che tra sito e app superano i 7 milioni. A livello social è stata raggiunta e superata la quota dei 3 milioni di follower a testimonianza della costante crescita della fan base del Giro d’Italia.



IL GIRO SEMPRE PIÙ ECOSOSTENIBILE
Il Giro d’Italia ha voluto, anche attraverso le auto che hanno accompagnato i corridori per 3360,90 km della Corsa Rosa, dare continuità all’impegno verso l’ecosostenibilità usando una flotta di 43 vetture Toyota, 37 RAV4 e 6 Corolla Touring Sports equipaggiate con l’ultima evoluzione della tecnologia Full Hybrid Electric Toyota in grado di coniugare al meglio prestazioni con alta efficienza energetica ed emissioni di climalteranti ed inquinanti estremamente ridotte. 

A completare il percorso sulla mobilità sostenibile, anche la massima espressione tecnologica di Toyota con la sua berlina ad idrogeno, la Mirai, protagonista delle tre cronometro. Una vettura a trazione elettrica, dove l’elettricità è generata a bordo utilizzando l’idrogeno, e la cui unica emissione è l’acqua.

Con il gran finale a Milano, si è concluso anche il progetto Ride Green 2020: grazie ai partner Eurosintex, Greentire, Corepla e Ricrea sono stati complessivamente raccolti 45.254 kg di rifiuti, di cui l’89% è stato avviato a riciclo attraverso i consorzi di filiera e le piattaforme di riciclo dei territori coinvolti, dando così un contributo all’economia circolare ed evitando emissioni.

 

SPORT E SALUTE

Sport e Salute, già convocate Federazioni, Enti di Promozione Sportiva e Discipline Sportive Associate per affrontare insieme le chiusure e non lasciare indietro nessuno

 

Sport e Salute, come è già successo nei mesi scorsi, farà di tutto per non lasciare indietro nessuno.

Lo faremo con le Federazioni, con gli Enti di Promozione Sportiva e gli Organismi Sportivi stando accanto ai praticanti e alle Società che avevano fatto sforzi enormi per ricominciare.

Il Presidente Vito Cozzoli ha già convocato questa settimana i rappresentanti di tutti gli Organismi Sportivi per ascoltare la loro voce e valutare l’uso dei contributi pubblici anche alla luce dell’ultimo dpcm. “Lo Sport è salute – come ha detto il Presidente Cozzoli – Ma il virus è un avversario tosto e ci impone nuovi sacrifici. Siamo già al lavoro per tutelare il sistema sportivo, vera ossatura sociale del Paese

NAVE IN COLLISIONE

Il comandante è ubriaco e la nave è ormai senza rotta e punta dritta alla collisione. Non trovo altra metafora per descrivere cosa la mia povera Italia sta patendo in queste ore per colpa di un Governo indecente, al limite del criminale, che ha deciso di uccidere definitivamente i nostri esercenti ed imprenditori per recuperare d’urgenza il tempo perso in monopattini, banchi a rotelle e giostrine, senza aver messo in campo uno straccio di piano che fosse uno in grado di prevenire la seconda ondata del #Covid.
Un evento previsto e prevedibile: quindi, di che emergenza stiamo parlando??? 
Niente sulla #scuola, niente sui #trasporti, niente sul tracciamento. “Grandi purghe” di staliniana memoria invece per gli untori per eccellenza: ristoratori, bar, pizzerie, palestre. Non i trasporti (De Micheli dixit), non i clandestini (Lamorgese dixit) ma il barista sotto casa.

𝗖𝗼𝗺𝗽𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘃𝗶𝘃𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 
E che dire poi della frequenza dei dpcm, con dispacci diffusi ad arte per sondare gli umori perché se a voi terrorizza il virus, a loro terrorizza un’altra cosa: perdere il consenso! Ed è per questo che cambiano ogni tre giorni le regole senza mai decidere seriamente qualcosa che consenta alla gente di capirci qualcosa. Sono arrivati finanche a guardarti dentro casa manco fossimo in un saggio di Orwell!
Una maionese impazzita. Ormai è chiaro che sono allo sbando e non sanno che pesci prendere. Motivo per cui è il caso che ciascuno si tuteli come meglio crede.  

La scuola prima chiudono, poi aprono, poi dimezzano, poi chi si e chi no? 


Ma che razza di maniera di governare un evento cosi delicato e traumatico è questa?
E che dire della fame che stanno facendo fare a mezzo Paese??? La gente non riesce più a mettere insieme il pranzo con la cena e, chi ha potuto, è andato avanti mettendo fondo ai risparmi (a proposito, se ancora ne avete, proteggeteli, domani non sappiamo cosa si inventeranno per far cassa).

Ciononostane, incuranti, continuano a dirci cosa dobbiamo fare noi, mai che dicano prima cosa faranno loro!!!
Gli italiani sono stati fin troppo comprensivi.

Ma trattarli da pecore al soldo di quattro incapaci attaccati alla poltrona non è più tollerabile. 

GEOGHEGAN HART SI PRENDE IL GIRO GANNA METTE LA QUARTA

GEOGHEGAN HART SI PRENDE IL GIRO
GANNA METTE LA QUARTA

Doppietta del Team Ineos Grenadiers con Geoghegan Hart che nella crono finale guadagna e strappa la Maglia Rosa a Hindley. Filippo Ganna fa 3 su 3 nelle crono della Corsa Rosa, quarto successo personale 

Milano, 25 ottobre 2020 – Tao Geoghegan Hart (Team Ineos Grenadiers) ha battuto Jai Hindley (Team Sunweb) nella cronometro decisiva di Milano dopo che erano partiti con lo stesso tempo, appaiati in testa alla generale. Sul traguardo di Milano l’inglese ha fatto realizzare un tempo di 39” inferiore a quello dell’australiano, andando a conquistare il 103^ Giro d’Italia. Wilco Kelderman (Team Sunweb) ha chiuso al terzo posto della generale. Il campione del mondo contro il tempo Filippo Ganna (Team Ineos Grenadiers) ha centrato la sua quarta vittoria di tappa, terza a cronometro.

LE PILLOLE STATISTICHE

  • Tao Geoghegan Hart è il secondo vincitore britannico del Giro d’Italia dopo Chris Froome (2018).
  • Nella storia del Giro non era mai successo che un atleta avesse indossato la Maglia Rosa solo all’ultimo giorno di gara.
  • Filippo Ganna è il primo atleta che vince tre cronometro nello stesso Giro d’Italia dal 1995 (Tony Rominger). L’ultimo italiano a riuscirci era stato Francesco Moser nel 1984.
Tao e Jai alla fine della crono di Milano
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CLASSIFICA GENERALE
1 – Tao Geoghegan Hart (Team Ineos Grenadiers) – 3360,90 km alla media di 39,226 km/h
2 – Jai Hindley (Team Sunweb) a 39″
3 – Wilco Kelderman (Team Sunweb) a 1’29”
4 – João Almeida (Deceuninck – Quick-Step) a 2’57”
5 – Pello Bilbao (Bahrain – McLaren) a 3’09”

MAGLIE

  • Maglia Rosa, leader della classifica generale, sponsorizzata da Enel – Tao Geoghegan Hart (Team Ineos Grenadiers)
  • Maglia Ciclamino, leader della classifica a punti, sponsorizzata da Segafredo Zanetti – Arnaud Démare (Groupama – FDJ)
  • Maglia Azzurra, leader del Gran Premio della Montagna, sponsorizzata da Banca Mediolanum – Ruben Guerreiro (EF Pro Cycling)
  • Maglia Bianca, leader della Classifica dei Giovani, sponsorizzata da Eurospin – Tao Geoghegan Hart (Team Ineos Grenadiers)
RISULTATO DI TAPPA
1 – Filippo Ganna (Team Ineos Grenadiers) – 15,7 km in 17’16”, media 54,556 km/h
2 – Victor Campenaerts (NTT Pro Cycling Team) a 32″
3 – Rohan Dennis (Team Ineos Grenadiers) a 32″



DATI MONITORATI OGGI
I dati forniti da Velon raccontano la tappa attraverso dati dispositivi per il monitoraggio in tempo reale. I dati sono disponibili a questo link.

CONFERENZA STAMPA
Il vincitore del Giro d’Italia Tao Geoghegan Hart“È fantastico aver conquistato il Giro d’Italia. Congratulazioni a Jai e Wilco per il podio. È stata una bella lotta. Prima di arrivare a Milano mai pensavo di poter vincere il Giro d’Italia. È pazzesco! Oggi fino a quando non ho tagliato il traguardo ho cercato di considerare questa tappa come una normale gara della domenica: correre per poi andare dai miei amici e dalla mia famiglia dopo il traguardo. È stato un anno strano per tutti. Non torno a casa da 12 mesi e non vedo l’ora di vedere i miei fratelli. Sarà strano lasciare la bolla delle squadre.”


Il vincitore di tappa Filippo Ganna“Oggi abbiamo coronato tutto il lavoro che abbiamo svolto in tre settimane con l’eccellente cronometro di Tao. Questa è la più bella tra le mie vittorie: ho completato il Giro, ho vinto quattro tappe e aiutato i miei compagni di squadra a vincere. So che devo continuare a lavorare sodo e restare tranquillo. Sono partito questa mattina molto concentrato per vincere e portare la settima vittoria di tappa alla squadra in questo Giro d’Italia”.

Ganna con Dave Brailsford e Dario David Cioni

Il secondo classificato Jai Hindley“Ho fatto tutto quello che potevo. Il risultato è quello che è e lo accetto. In corsa sapevo cosa stava succedendo ma non c’era niente che potessi fare. Ovviamente sono deluso ma anche super orgoglioso di come ha corso la squadra, di come ho corso io in queste tre settimane e spero che sia solo l’inizio. È sicuramente il mio miglior risultato di sempre. Mi piacerebbe tornare al Giro. Amo questa corsa. È brutale ma è anche bellissima. “

Wilco Kelderman, terzo sul podio finale: “Volevo finire questo Giro nel modo migliore facendo un buon risultato. È andata abbastanza bene, ma abbiamo perso il Giro l’ultimo giorno e questa resterà una delusione. Mi accontento del podio, per me è un buon risultato che all’inizio del Giro non mi aspettavo. Quando tornerò  a casa ci penserò e sarò super orgoglioso e felice per quello che ho fatto.”

La Maglia Ciclamino Arnaud Démare“È stata una cronometro bellissima e impegnativa. Avevo le gambe dure dopo queste tre dure settimane. Ho visto Filippo Ganna che filava in un modo fantastico e sono stato felice di vedere il mio compagno di squadra Miles Scotson chiudere al quinto posto. Quattro vittorie di tappa e la Maglia Ciclamino: un risultato eccezionale per me e per la squadra. Sono orgoglioso dei miei compagni”.

La Maglia Azzurra Ruben Guerreiro“Dopo un Giro così duro non avevo più niente nelle gambe. Sono riuscito giusto a finire la crono. Mi sono piaciute queste tre settimane in Italia. È stato un grande lavoro da parte di tutta l’organizzazione, davvero complimenti. La Maglia Azzurra mi dà grande motivazione. Adesso voglio godermi questo momento e poi riposarmi un po’. Ho corso in passato [con Tao Geoghegan Hart],gli avevo detto: arriverà il tuo momento ed è stato così. Mi sarebbe piaciuto anche vedere João sul podio, sono orgoglioso anche di lui”.

Ganna riceve il Trofeo Bonacossa, assegnato per la più bella impresa del Giro d’Italia che il corridore piemontese ha fatto a Camigliatello Silano

TAO GEOGHEGAN HART HA VINTO IL 103^ GIRO D’ITALIA FILIPPO GANNA PRIMO NELLA CRONOMETRO FINALE DI MILANO

TAO GEOGHEGAN HART HA VINTO IL 103^ GIRO D’ITALIA
FILIPPO GANNA PRIMO NELLA CRONOMETRO FINALE DI MILANO

Milano, 25 ottobre 2020 – Tao Geoghegan Hart (Team Ineos Grenadiers) ha vinto il 103^ Giro d’Italia, indossando la Maglia Rosa di leader della classifica generale ed alzando il Trofeo Senza Fine. Al secondo e terzo posto si sono classificati rispettivamente Jai Hindley (Team Sunweb) e Wilco Kelderman (Team Sunweb).

Filippo Ganna (Team Ineos Grenadiers) si è imposto nella 21^ e ultima tappa, la Cernusco sul Naviglio – Milano – Tissot ITT, cronometro individuale di 15,7, battendo rispettivamente Victor Campenaerts (NTT Pro Cycling Team) e Rohan Dennis (Team Ineos Grenadiers).

CLASSIFICA GENERALE
1 – Tao Geoghegan Hart (Team Ineos Grenadiers)
2 – Jai Hindley (Team Sunweb) a 39″
3 – Wilco Kelderman (Team Sunweb) a 1’29”
4 – João Almeida (Deceuninck – Quick-Step) a 2’57”
5 – Pello Bilbao (Bahrain – McLaren) a 3’09”


MAGLIE

  • Maglia Rosa, leader della classifica generale, sponsorizzata da Enel – Tao Geoghegan Hart (Team Ineos Grenadiers)
  • Maglia Ciclamino, leader della classifica a punti, sponsorizzata da Segafredo Zanetti – Arnaud Démare (Groupama – FDJ)
  • Maglia Azzurra, leader del Gran Premio della Montagna, sponsorizzata da Banca Mediolanum – Ruben Guerreiro (EF Pro Cycling)
  • Maglia Bianca, leader della Classifica dei Giovani, sponsorizzata da Eurospin – Tao Geoghegan Hart (Team Ineos Grenadiers)
RISULTATO DI TAPPA
1 – Filippo Ganna (Team Ineos Grenadiers) – 15,7 km in 17’16”, media 54,556 km/h
2 – Victor Campenaerts (NTT Pro Cycling Team) a 32″
3 – Rohan Dennis (Team Ineos Grenadiers) a 32″

Il vincitore del 103^ Giro d’Italia Tao Geoghegan Hart, subito dopo l’arrivo, ha dichiarato: “È incredibile! Non avrei mai immaginato che avrei vinto il Giro quando siamo partiti dalla Sicilia. Per tutta la mia carriera ho sognato di essere tra i primi 10 o tra i primi 5 in una gara come questa. Durante la crono il mio DS mi ha detto che stavo guadagnando su Jay Hindley, poi quando mi hanno chiesto di non correre rischi nella parte finale ho capito che ero vicino alla vittoria”.

Il vincitore di tappa Filippo Ganna, subito dopo l’arrivo, ha dichiarato: “Sono felice di aver vinto questa crono ma sono ancora più felice per il mio compagno di squadra Tao, è fantastico, ha vinto il Giro! Sapevo che avrebbe potuto farcela. Adesso non vedo l’ora di festeggiare le nostre vittorie questa sera con Tao e con tutto il team”.